Migranti, Open Arms vira verso la Spagna: “Dopo parole Salvini, Italia non è porto sicuro”

di redazione Blitz
Pubblicato il 18 luglio 2018 11:42 | Ultimo aggiornamento: 18 luglio 2018 13:12
Open Arms vira verso la Spagna: "Dopo parole Salvini, Italia non è porto sicuro"

Open Arms vira verso la Spagna: “Dopo parole Salvini, Italia non è porto sicuro”

ROMA – Sta facendo rotta verso la Spagna la nave Open Arms, che martedì a largo della Libia ha recuperato una donna ancora in vita, insieme ai cadaveri di un bimbo e un’altra donna. L’Italia aveva offerto il porto di Catania, ma la Ong ha preferito cambiare itinerario: “Approdare in un porto italiano – ha fatto sapere Open Arms – presenta molti fattori critici: il primo sono le parole del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha definito bugie e insulti la nostra ricostruzione”. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]

Inoltre, ha aggiunto la Ong, è “incomprensibile” il fatto che la disponibilità ad accogliere la donna ferita “non sia stata accompagnata dalla stessa disponibilità per i due cadaveri ritrovati”. Ancora, il reiterato annuncio di una sorta di contro inchiesta o contro versione rispetto alla probabile dinamica dei fatti accaduti lunedì sera, inducono preoccupazione rispetto alla tutela della donna sopravvissuta e della sua piena libertà di rendere testimonianza in condizioni di tranquillità e di sicurezza. Per tali ragioni l’equipaggio di Open Arms ha ritenuto che l’Italia non fosse un luogo sicuro in cui sbarcare.

Cosa è accaduto ieri?

I volontari di Open Arms hanno ripescato dal mare, accanto a quel che restava di un gommone in avaria, i cadaveri di una donna e di un bambino, e sono riusciti a recuperare un’altra donna, rimasta per 48 ore a galla aggrappata a un pezzo di legno. Era tutto quello che restava di un naufragio. Secondo l’accusa della Ong i tre sarebbero stati abbandonati in mare dalla Guardia costiera libica, perché le due donne hanno opposto resistenza: non volevano che la Marina militare li riportasse in Libia, da dove erano fuggite. Ma per il governo italiano si tratta di accuse infondate, e il ministro degli Interni Salvini ha parlato di fake news: “Bugie e insulti di qualche Ong straniera confermano che siamo nel giusto: ridurre partenze e sbarchi significa ridurre i morti, e ridurre il guadagno di chi specula sull’immigrazione clandestina. Io tengo duro. #portichiusi e #cuoriaperti”.

Contro Salvini si è schierato tutto il Pd, con il segretario Maurizio Martina che lo ha invitato a “fermare la crociata d’odio contro le Ong”, Leu, che ha Erasmo Palazzotto a bordo della nave, e anche Roberto Saviano. “Quanto piacere le dà la morte inflitta dalla guardia costiera libica, sua alleata strategica? – afferma lo scrittore – Quanta eccitazione prova a vedere morire bimbi innocenti in mare? L’odio che ha seminato la travolgerà”. Come siano andate davvero le cose è ancora tutto da capire. Le vittime, stando ad una nota ufficiale della Guardia Costiera libica, facevano parte di un gruppo di 158 migranti, tra cui 34 donne e 9 bambini, che erano a bordo di una barca intercettata lunedì e che “hanno ricevuto aiuti umanitari e assistenza medica e sono stati portati in un campo profughi a Khoms”. Quando però alle 7.30 i volontari di Open Arms hanno incrociato i resti del gommone, si sono trovati di fronte i due cadaveri e una donna ancora in vita. Si chiama Josephine, viene dal Camerun ed è rimasta 48 ore in acqua, aggrappata a dei pezzi di legno. Ora si trova a bordo della nave in stato di choc e in ipotermia grave.

La denuncia di Infomigrants: nave con 40 profughi vaga nel Mediterraneo

Intanto una nuova battaglia navale si sta consumando nel Mediterraneo. A darne notizia è il portale europeo InfoMigrants che parla di una nave lasciata a vagare nel Mediterraneo con 40 profughi a bordo.

Una nave tunisina di una compagnia del gas, la Sarost 5, che ha tratto in salvo una quarantina di migranti, è bloccata da diversi giorni al largo delle coste tunisine, ha fatto sapere InfoMigrants. “Né la Tunisia, né l’Italia, né Malta hanno acconsentito ad aprire i propri porti ai superstiti”.

Il Forum tunisino per i diritti economici e sociali (Ftdes), ha confermato questa mattina che la nave si trova ancora davanti alle coste tunisine.