Arrestato per spaccio il direttore delle Poste del Senato

Pubblicato il 25 settembre 2012 14:32 | Ultimo aggiornamento: 25 settembre 2012 16:40

ROMA – Il direttore dell’ufficio delle Poste del Senato è stato arrestato dai carabinieri per spaccio di cocaina. Orlando Ranaldi, di 53 anni originario di Olevano Romano, secondo gli inquirenti è il braccio destro di un boss albanese che gestiva i pusher nella parte sud della provincia di Roma. L’organizzazione è stata scoperta dai carabinieri della Stazione Valmontone che, alle prime luci dell’alba, ha dato il via alle  operazioni che hanno portato a sgominare l’intera banda. Insieme con Ranaldi in manette sono finite altre nove persone, 3 albanesi e 7 italiani. Sei in carcere e quattro agli arresti domiciliari: tra loro anche un vigile urbano del Comune di Valmontone, Stefano Gallo, e un autista della Cotral, Alessandro Mele.

I due si sarebbero prestati, con tanto di auto di servizio, a smerciare droga per conto dell’organizzazione. Sono state avviate decine di perquisizioni nei confronti di altri soggetti legati a vario titolo alle attività della banda. L’indagine, durata circa sette mesi, ha portato all’arresto di diversi soggetti in flagranza di reato e al sequestro di centinaia di dosi di cocaina.

Stupore e incredulità queste le prime reazioni dei senatori che hanno appreso la notizia. “Siamo esterrefatti anche se non è un dipendente del Senato ma è stato mandato dalle Poste a lavorare qui”, ha detto il questore Paolo Franco della Lega Nord. Mentre Benedetto Adragna del Pd si limita a dire ”ho preso visione”. Analoga reazione da parte del vice segretario generale del Senato Nicola Benedizione avvicinato dai giornalisti mentre usciva dalla buvette. Più loquace il capogruppo dell’Idv, Felice Belisario: “Spero almeno che non abbia spacciato all’interno del Senato”. Il senatore di Coesione nazionale Giuseppe Menardi dopo aver mostrato incredulità allargando le braccia commenta: ”Ogni giorno peggio, ditemi una cosa assurda e domani si avvererà”.

Di tutt’altra specie l’immagine che viene fuori a un primo sguardo sul profilo Twitter di Ranaldi. Nobili valori, buoni sentimenti e anche quel tanto di indignazione per la cattiva condotta di certa parte della politica. “Continua la fuoriuscita di volgarità e arroganza dalla politica che non viene scelta dai cittadini!”, cinguettava qualche giorno fa il dirigente. E ancora, Ranaldi si era lamentato con Riccardo Milana, parlamentare dell’Api: “I cervelli in Italia li abbiamo sempre avuti, diamo loro credibilità e sostegno!”. E non mancano prese di posizione nette contro il giustizialismo in politica. “Ma io dico: Di Pietro che ci azzecca con il Parlamento? È parte quando incassa, è giudice quando chiede!”

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