Oscar Giannino, problema politico o di psicologia

Pubblicato il 20 Febbraio 2013 19:34 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2013 19:34
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Oscar Giannino (Foto Lapresse)

ROMA – Oscar Giannino, ora che si è dimesso da presidente di Fare ma rimane in corsa per le elezioni non potendosi cancellare dalle liste, rappresenta un problema politico o (e) di psicologia. Un problema di proposta politica che sopravvive agli errori, o “vezzi” come dice chi ne prende le difese, di curriculum fasulli; un problema, più sottile e profondamente umano e per questo difficilmente spiegabile, di natura psicologica.

La proposta politica sopravviverà a Giannino? Ovvero a colui che ha fatto della trasparenza la sua bandiera (per questo l’incidente del master è doppiamente grave) e lo ha fatto rimanendo nell’area di centrodestra, dove difficilmente si inseriscono proposte innovative e facce nuove? E, in seconda battuta: che fine faranno i voti di Giannino, potenzialmente pericoloso soprattutto in Lombardia dove sperava di disturbare il flusso di preferenze verso l’alleanza Pdl-Lega? Difficilmente andranno a Berlusconi, più probabilmente a Grillo o a Bersani.

Resta poi il Giannino personaggio, che non sparisce e che domenica e lunedì sarà sulla scheda elettorale, il Giannino smascherato e dimesso nel giro di poche ore. Qui la questione entra nell’ambito della psicologia, tanto che Stefano Folli, firma del Sole 24 Ore, scrive che sulle ragioni dei passi falsi del personaggio potrà, appunto, “pronunciarsi uno psicologo”.

Più approfondita l’analisi di Gad Lerner che rileva una “debolezza culturale”. Perché per essere candidato non è necessaria la laurea come se si volesse fare il medico o il dentista, perché allora inventarsela? Perché inventare non solo un master ma anche le due lauree in giurisprudenza e in economia, che figuravano nel suo curriculum online e sono state smentite da Giannino stesso in tv da Mentana (“Avrò fatto qualche esame…”)? Scrive Lerner:

Ma la vanità tracimata dall’abbigliamento al curriculum, rivela una debolezza culturale che non è solo dell’uomo Giannino ma di tutto il suo ambiente. Quei signori lì sono soggiogati dal dovere di essere laureati (e lui ha lasciato che si dicesse in giro di averne ben due, di lauree, una in economia e una in giurisprudenza), altrimenti in Confindustria ti guardano dall’alto in basso. Se poi ci aggiungi la ciliegina del master a Chicago, per giunta vantandotene in un’intervista recente, allora t’illudi di emanciparti dalla tua condizione minorata di provinciale. Talentuoso, ma pur sempre provinciale, al cospetto delle maestà di uno Zingales, di un Alesina, di un Giavazzi.