Ex ostaggi italiani in Iraq: a Bari deposizione di Frattini e D’Alema

Pubblicato il 25 Marzo 2010 9:45 | Ultimo aggiornamento: 25 Marzo 2010 11:49

Fabrizio Quattrocchi, ostaggio italiano ucciso in Iraq

Il ministro degli Esteri Franco Frattini, e il suo predecessore ai tempi del governo Prodi, Massimo D’Alema, sono giunti nel palazzo di Giustizia di Bari ed hanno deposto come testimoni al processo, dinanzi alla Corte d’Assise, a Salvatore Stefio e Giampiero Spinelli.

Questi ultimi sono accusati di aver reclutato Didri Forese e gli ex ostaggi italiani Umberto Cupertino e Maurizio Agliana i quali insieme con Stefio e Fabrizio Quattrocchi, furono catturati in Iraq il 12 aprile 2004 e liberati dopo 56 giorni. Quattrocchi fu invece ucciso.

La citazione di D’Alema e di Frattini era stata chiesta, insieme con quella di altre persone, dai difensori degli imputati, avvocati Francesco Maria Colonna (per Spinelli) e Antonello Patané (per Stefio); contrario invece il pm Manfredi Dini Ciacci, che nel corso delle scorse udienze ha definito inutili ai fini processuali le citazioni di tutti gli esponenti politici, compresa quella del premier Silvio Berlusconi.

I difensori hanno intenzione di chiedere a D’Alema (faranno la stessa cosa con l’ex premier Romano Prodi, anch’egli citato a testimoniare) degli stanziamenti, per alcuni milioni di euro, che il governo Prodi – secondo i legali – accantonò in una finanziaria per affidare a società internazionali il lavoro di scorta a tutela degli italiani presenti in Iraq. Fatto questo – secondo la difesa – che farà cadere le accuse che la Procura contesta ai due imputati. Secondo la pubblica accusa, Stefio e Spinelli, ritenuti soci della ‘presidium’, arruolarono i propri connazionali violando l’articolo 288 del codice penale che vieta agli italiani di organizzare servizi di scorta e di vigilanza negli Stati in cui l’Italia ha in corso interventi militari, anche di peacekeeping.

La deposizione di Frattini: “Sapevo certamente che in Iraq vi erano società di contractor e vi lavoravano anche degli italiani”. Frattini ha testimoniato come ex ministro degli Esteri, incarico che ha ricoperto dal novembre 2002 al novembre 2004, quando in Iraq furono sequestrati (il 12 aprile 2004) gli italiani Umberto Cupertino, Salvatore Stefio, Patrizio Quattrocchi e Maurizio Agliana.

“Qualche giorno prima del rapimento, il 9 aprile 2004, il nostro ambasciatore in Iraq, De Martino – ha detto Frattini – trasmise a Roma un elenco con i nomi di 9-10 italiani presenti in Iraq nel quale erano inseriti anche i nominativi di coloro che furono poi sequestrati; per questi ultimi c’era l’indicazione dell’attività che essi svolgevano: ‘servizi di protezione personale e di sicurezza privata in favore di manager di societa’ di telecomunicazioni americanà”.

L’elenco con i nominativi dei sequestrati – ha ricordato il ministro – fu consegnato all’ambasciatore De Martino dal direttore amministrativo della ‘Dts limited secureted'”. “Di questa società – ha concluso il responsabile della Farnesina – ci fu detto che erano dipendenti tre dei quattro sequestrati, che svolgevano la loro attività nell’hotel Babylon di Baghdad”.

La deposizione di D’Alema: “Il governo Prodi, sino a fine 2006, fu presente con un proprio contingente in Iraq. Nel momento in cui furono ritirate le nostre forze armate si pose il problema della protezione del personale italiano, imprenditori e funzionari, che rimanevano in Iraq: chi si trovava nella capitale e viveva nell’ambito dell’ambasciata era protetto da personale militare dell’ambasciata; per chi operava a Nassirya fu prevista, con decreto legislativo 4/2007, una posta finanziaria per proteggere con servizio di guardiania e di scorta i tecnici che dovevano controllare opere infrastrutturali. Lo stanziamento avvenne anche negli annui successivi da governo successivo”.

D’Alema ha spiegato che in Iraq operavano imprenditori e funzionari italiani, occupati nell’ambito della missione internazionale. Essi – ha rimarcato – sono stati protetti fino alla fine del 2006, quando l’Italia completò il ritiro delle truppe, dai carabinieri del Tuscania e dal nostro contingente militare. “Dopo il ritiro dei nostri militari – ha aggiunto l’ex ministro – il servizio di sorveglianza e di accompagnamento con scorta fu affidato alla società britannica ‘Egis defence services’ la maggiore società operante in Iraq con personale locale, con espatriati britannici ma non con personale italiano”.

“Tutti sanno – ha concluso D’Alema riferendosi al periodo in cui ricopriva l’incarico di governo – che in Iraq operavano società di vigilanza e di protezione, alcune delle quali erano autorizzate dalle forze alleate ad operare sul terreno”. Sia a D’Alema sia all’attuale ministro degli Esteri, Franco Frattini, il pubblico ministero non ha posto alcuna domanda perché ritiene la testimonianza dei due esponenti politici inutile ai fini processuali.