P3, interrogati Carbone e Caldoro. Il primo dice di aver votato Marra, il secondo spiega di essere “estraneo ai fatti”

Pubblicato il 5 agosto 2010 11:47 | Ultimo aggiornamento: 5 agosto 2010 11:48

Vincenzo Carbone, l’ex presidente della Corte di Cassazione, è stato sentito mercoledi mattina per quattro ore dai pm per diverse questioni spinose relative alla P3, tutte respinte dal diretto interessato. “Non ho mai fatto alcun intervento a favore del gruppo riconducibile a Flavio Carboni. Ho votato Marra che era il migliore”. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli hanno voluto sapere i dettagli di tutte le questioni che lo riguardavano. A partire dalla sua richiesta sul “dopo pensione” che figura in un’intercettazione tra lui e Pasquale Lombardi.

Un dettaglio di cui però gli inquirenti hanno chiesto conto perché la proposta, poi naufragata, di innalzare da 75 a 78 anni l’età pensionabile delle toghe, avrebbe permesso a Carbone di rimanere ancora in carica. Nel loro mirino, però, soprattutto le pressioni per far eleggere Alfonso Marra alla presidenza della Corte d’Appello di Milano, quelle per far accettare in tempi utili il ricorso alla Suprema Corte dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino contro le misure di custodia cautelare emesse nei suoi confronti dalla Procura di Napoli e, ancora, quelle per far rimettere alle Sezioni Unite il contenzioso con il fisco della Mondadori (un processo da 400 miliardi delle vecchie lire).

Tutte accuse che Carbone ha respinto. Ai pm ha detto di aver informato Lombardi del ricorso di Cosentino solo quando la data era ormai pubblica. Ha spiegato che il rinvio del ricorso Mondadori alle Sezioni Unite è un iter previsto dalla procedura, di non aver alcun interesse a rimanere ancora in carica e di aver votato Marra perché più idoneo secondo la sua valutazione.

Difesa che Carbone ha affidato a una nota che porta la firma dei suoi avvocati, Antonio Fiorella e Paola Balducci: “Il presidente Carbone non ha mai conosciuto né tantomeno avuto contatti con la cosiddetta “P3″, né è mai intervenuto nell’esercizio delle sue funzioni per favorire chicchessia. Il suo comportamento è stato sempre improntato alla massima trasparenza e rispetto delle istituzioni, con risultati encomiabili nella gestione del servizio-giustizia”.

Ora tocca ai pm valutare le sue parole. Intanto continuano gli interrogatori delle toghe “macchiate”.

Anche il governatore della Campania Stefano Caldoro è stato sentito nel pomeriggio di mercoledì come testimone dai pm romani che indagano sulla cosiddetta P3. L’esponente politico, al centro di una attività di dossieraggio finalizzata a screditarne l’immagine in vista delle recenti elezioni regionali, è stato sentito per due ore dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli.

L’interrogatorio è stato incentrato in su i suoi rapporti con Ernesto Sica, ex assessore all’avvocatura della Regione Campania, ed Arcangelo Martino, imprenditore, coinvolti nella presunta attività di dossieraggio. Massimo riserbo sull’esito dell’atto istruttorio, Caldoro, secondo quanto si è appreso, si è definito una vittima.

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