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P3, Caliendo: “Non ho fatto nulla di illecito, non mi dimetto”

Giacomo Caliendo

Il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo ribadisce la propria innocenza nella vicenda della P3 e annuncia di non avere nessuna intenzione di dimettersi. Intervistato dal quotidiano la Stampa, il sottosegretario spiega di avere la  ”certezza matematica di non aver commesso nulla” ne’ di ”illecito, ma nemmeno di scorretto”.

A proposito della sua iscrizione nel registro degli indagati per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta Loggia P3 Caliendo spiega:  ”Proprio non mi aspettavo di finire nel registro degli indagati perché di tutte le accuse, di tutti i fatti descritti, io non ho fatto niente. Ma proprio niente, e lo dimostrerò”.

In ”più di 40 anni di magistratura – aggiunge – mai e dico mai sono stato nemmeno avvicinato da personaggi dubbi o per richieste strane”. Lombardi, dice, ”era una specie di segretario dell’associazione che avevo contribuito a fondare nel ’99, il Centro studi per il diritto e la libertà. E comunque, non gli ho mai presentato nessuno mentre lo incontravo ogni tanto con altri magistrati e altri personaggi pubblici”.

Quanto alla cena a casa del coordinatore del Pdl Denis Verdini cui partecipò tra gli altri Flavio Carboni, Caliendo sottolinea di essere stato invitato da Pasquale Lombardi: ”Mi telefona e mi dice: vieni da Verdini? E io che ne sapevo che ci sarebbe stato Carboni? Dopodiché, mai avuto rapporti con lui, mai telefonato e neppure con Martini”.

Mai fatta nemmeno ”alcuna pressione sui giudici costituzionali” per il Lodo Alfano. ”Quello era diventato un gioco di società, tutti a fare conti e previsioni. Ma io non ho mai parlato e nemmeno conosco giudici costituzionali”. Certo, ammette, ”capisco che si possa comprendere male qualche intercettazione, per questo avevo chiesto io di poter incontrare i pm”.

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