Pace fiscale o condono? Salvini insiste, Di Maio diserta il vertice

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 ottobre 2018 13:08 | Ultimo aggiornamento: 16 ottobre 2018 1:59
"Pace fiscale" o condono? Salvini insiste, Di Maio diserta il vertice

“Pace fiscale” o condono? Salvini insiste, Di Maio diserta il vertice

ROMA – Si discute la manovra di bilancio alla riunione del Consiglio dei ministri di oggi: pur presente a palazzo, tuttavia, il vicepremier Luigi Di Maio ha disertato l’incontro. Un’assenza che si fa notare, la sottolineatura politica che l’unità di intenti nel governo, specie sulla controversa “pace fiscale” annunciata da Salvini, è più una petizione di principio che una certezza.

Rivela piuttosto che il livello di tensione all’interno della maggioranza sul decreto fiscale collegato alla manovra è ai livelli di guardia. In competizione sui diversi dossier aperti, M5S e Lega fanno squadra per rintuzzare gli attacchi esterni, ma fanno fatica a far digerire alcune proposte agli elettorati di riferimento. Si dice “pace fiscale” ma, non solo per i grillini, si legge “condono”. 

“Sulla pace fiscale andremo fino in fondo”, ha ribadito ancora oggi perentorio Salvini a Monza parlando all’assemblea nazionale di Confimi Industria . “Sui furbetti nessuna transigenza, però ci sono milioni di italiani che convivono con le cartelle di Equitalia che li stanno portando alla disperazione e al suicidio. Uno Stato normale con questa gente ragiona, non continua a condannarla”, ha spiegato. “Mi dicono non si può fare? Ma volere è potere, quindi noi andremo fino in fondo”, ha concluso Salvini.

La linea accettabile per il Movimento è quella del ravvedimento operoso, strumento già esistente, che prevede sanzioni e interessi ridotti in caso di errori o omissioni nei versamenti. La soluzione potrebbe essere rafforzarlo, ampliandone le modalità e la validità temporale. La Lega punta però più in alto, non al ravvedimento ma alla dichiarazione integrativa, considerata inaccettabile dai 5S. Per venirgli incontro, si è cercato di alzare al 25% (e non più il 15%) la percentuale da pagare sul debito totale.

Sempre che si riesca a trovare un’intesa sulla soglia anche di questo importo: 500.000 euro, 200.000 o 100.000. Sul tavolo c’è poi anche il problema, tutt’altro che indifferente agli occhi di M5S, dell’emersione dei contanti. Tema di cui si è parlato finora meno, ma che, secondo quanto si apprende, sarebbe ancora tra quelli sponsorizzati dalla Lega.

Giovanni Tria e i sottosegretari al Mef, insieme a mezzo governo (ma non ai due vicepremier, entrambi fuori Roma), sono stati convocati a Palazzo Chigi in un apposito pre-consiglio per cercare di sciogliere la matassa e riuscire a chiudere domani sia il Draft Budgetary Plan, la ‘bozza’ di manovra attesa a Bruxelles entro la mezzanotte, che il decreto collegato alla legge di bilancio.