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Nando Pagnoncelli: “Italiani sì a Italicum”. Beppe Grillo bastona con ragione

Nando Pagnoncelli

Nando Pagnoncelli

ROMA – Metà degli italiani vuole un sistema maggioritario,  in cui si alternino solo due grandi partiti. Con una forzatura un po’ eccessiva, il Corriere della Sera, sulla scia di una interpretazione del sondaggista Nando Pagnoncelli, proclama che gli italiani promuovono il cosiddetto Italicum, la nuova legge elettorale nata dall’accordo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi. O forse, è meglio dire, imposta da Berlusconi a Renzi con l’aiuto di Denis Verdini, fiorentino e sodale.

A tali conclusioni, con una lettura molto spinta dei numeri, giunge in una lunga analisi sul Corriere della Sera Nando Pagnoncelli di Ipsos.  Pagnoncelli elabora il sondaggio, lo pubblica e lo commenta. E si attrae così l’attenzione non esattamente benevola di Beppe Grillo che lo aggiunge all’elenco dei “giornalisti all’indice”. Pagnoncelli finisce a fare compagnia, tra gli altri, a Gramellini, Battista ecc.. Quasi lusinghiero per uno che nell’Italia degli Ordini anche per i callisti non è neppure un giornalista.

Questa volta Beppe Grillo ha ragione. Non nei modi, certo, che sono sempre da capo manipolo squadrista, ma nella sostanza, perché aooare forzata, se non del tutto falsa, la tesi propugnata dal Corriere della Sera, che ad essa ha dedicato il titolo principale della edizione di sabato e per molte ore anche della edizione on line che gli italiani approvino il sistema di Verdini.

Perché Beppe Grillo si arrabbia tanto? Non perché ami discutere sui numeri che in teoria sono indiscutibili proprio perché numeri. Stavolta Grillo proprio tutti i torti non ce li ha, almeno a vedere come è stato confezionato e commentato il sondaggio.

C’è una parte indiscutibile, quella sulla volontà degli italiani di semplificare il quadro politico riducendo il numero dei partiti. Spiega Pagnoncelli sul Corriere:

Ad esempio: se gli elettori potessero scegliere la legge elettorale, la maggioranza (52%) preferirebbe un sistema con due soli grandi partiti, il 22% due grandi coalizioni e il 19% un sistema proporzionale. Diverso il dato se si analizza l’elettorato delle singole forze politiche: i sostenitori di Partito democratico (86,7%) e Forza Italia (82,1%) sono per una soluzione che prediliga due soli grandi partiti o coalizioni, gli attivisti Cinque Stelle invece sono divisi (il 43,6% sceglie il proporzionale, il 50,6% invece è favorevole alle altre due opzioni). 

Diciamoci la verità: 52 per cento tecnicamente è maggioranza ma da qui a dire che gli italiani lo vogliono ce ne corre.

Cifre che del resto confermano quanto detto dagli italiani in passato via referendum: sistema maggioritario e alternanza tra due partiti. 

Con una differenza: all’epoca dei referendum, vent’anni fa, gli italiani si espressero per un sistema elettorale in stile anglosassone, con collegi uninominali, dove tutti i candidati si contendessero i singoli seggi, riducendo molto il peso dei partiti, molto certamente rispetto al sistema delle liste bloccate che giustamente è stato definito “una porcata” che ora Berlusconi complice Renzi vuole conservare.

Ancor più difficile è seguire Pagnoncelli sul giudizio che viene dato dagli italiani sull’Italicum. Scrive Pagnoncelli:

Nel complesso la nuova proposta di legge viene giudicata positivamente dal 60% degli intervistati (di questi, 19% ne dà un giudizio molto positivo) mentre poco più di un terzo si esprime negativamente. È una valutazione piuttosto trasversale, con poche differenziazioni: la prima riguarda l’orientamento di voto, con gli elettori Pd entusiasti (tre quarti ne dà un giudizio positivo) e al contrario gli elettori del Movimento 5 Stelle fortemente critici (solo il 36% la assolve).

Ora lo stesso Pagnoncelli ad inizio pezzo spiega che la legge elettorale è materia tradizionalmente “ostica” per gli italiani. Ora l’Italicum è tutt’altro che metabolizzato: “esiste” sulla carta da meno di una settimana, ovviamente non ci si è mai votato. Sembra quindi assai poco verosimile che 6 italiani su 10 lo abbiano capito ed apprezzato.

E invece sempre Pagnoncelli insiste:

Qualche altra differenza apprezzabile per professioni: i disoccupati (che hanno altro a cui pensare) bocciano la legge e fortemente critici sono i lavoratori autonomi, anch’essi alle prese con la crisi, mentre i picchi di approvazione vengono dai ceti superiori e dagli studenti

Curioso immaginare tutti i disoccupati a leggersi la bozza dell’italicum per concludere: no, è sbagliato, non funziona. Insomma la promozione della legge elettorale lascia un po’ perplessi. E su questo Beppe Grillo ha ragione.

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