Paola Concia e l’assistenza sanitaria alla compagna: la Camera ci pensa

Pubblicato il 30 Marzo 2012 11:47 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2012 11:47

Paola concia (Lapresse)

ROMA – La Cassazione equipara le coppie gay a quelle eterosessuali, il tribunale di Reggio Emilia concede il ricongiungimento familiare a un omosessuale nato in Uruguay che aveva sposato in Spagna un cittadino italiano, la Camera dei Deputati, invece, resta ferma al palo. Ma la settimana prossima si riunirà anche l’ufficio di presidenza per esaminare il “caso Concia”. E la decisione che verrà presa in quella sede potrebbe smuovere le acque della politica italiana.

La storia è questa: quattro anni fa la deputata del Pd aveva chiesto di estendere l’assistenza sanitaria che le è dovuta in quanto parlamentare, alla sua fidanzata, Ricarda Trautmann. Infatti il regolamento prevede che possano usufruire di questo servizio non solo i coniugi ma anche i conviventi. E’ il caso, tanto per fare un esempio, del presidente Gianfranco Fini e della sua compagna Elisabetta Tulliani.

Una volta compilati i documenti necessari, la deputata del Partito democratico attende l’esito della pratica. Passano i mesi, passano gli anni e Concia non riceve nessuna risposta alla richiesta da lei fatta. Un giorno un funzionario le suggerisce anche di lasciar perdere: “In questo momento sono tutti contro la casta, onorevole, non le conviene usufruire di questa prerogativa”. La deputata del Pd non ci sta: “È una scusa, visto che, stranamente, vale solo per me che sono lesbica, e peraltro l’assistenza io la pagherei”. Quando entra nelle stanze dell’ufficio di presidenza o in quelle del servizio che si occupa dell’assistenza sanitaria, la deputata si sente osservata: “Sgranano tutti gli occhi e mi guardano male”.

Ad agosto la Concia si è unita civilmente con Ricarda a Francoforte: porta i nuovi documenti alla Camera e ci riprova. Il direttore del servizio che si occupa di queste questioni le spiega che non è colpa loro, tocca all’ufficio di presidenza trovare una soluzione, ciò che può fare lui è inviare una nota a quell’organismo. La vicenda arriva quindi sul tavolo di Fini, che prende a cuore la questione. Il presidente della Camera è convinto che non si possa lasciare la deputata del Pd appesa a una risposta che sembra non giungere mai. Ed è di giovedì la notizia che l’ex leader di An ha riunito l’ufficio di presidenza per sottoporre ai suoi componenti la questione.

Ma qualcuno è contrario: “La sua è una richiesta politica per creare un caso proprio adesso”. Sempre quel qualcuno, di cui la deputata del Pd non riesce a sapere il nome, pensa bene di spifferare la notizia alle agenzie di stampa nella speranza che la cosa non vada avanti. E insinua un’obiezione preventiva: “Non si può dire di sì a Concia perché per farlo ci vorrebbe una legge sulle coppie omosessuali”.

In realtà non è proprio così però. Ci sono già categorie, come quella dei giornalisti ad esempio, che prevedono l’estensione dell’assistenza sanitaria a conviventi omosessuali. Il dubbio semmai è un altro. La vicenda della Concia è andata avanti e le è finora stata negata l’estensione del sussidio perchè gay, oppure perchè alla Camera c’è veramente una sensibilità “all’anti casta” e quindi si cerca di evitare troppi sussidi o benefici?  La settimana prossima lo sapremo, ma visto l’allungamento dei benefit di 10 anni per gli ex presidenti, e le spese pazze per la cancelleria, lasciano l’amaro in bocca.