Paolo Romani, il peculato: il telefonino pubblico alla figlia che dagli Usa spese 12mila euro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 22 marzo 2018 9:52 | Ultimo aggiornamento: 22 marzo 2018 9:52
Paolo Romani, il peculato: il telefonino pubblico alla figlia che dagli Usa spese 12mila euro

Paolo Romani, il peculato: il telefonino pubblico alla figlia che dagli Usa spese 12mila euro

ROMA – Paolo Romani e la condanna per peculato: il telefonino pubblico alla figlia che dagli Usa spese 12mila euro. “Mia figlia ha incautamente ma inconsapevolmente usato un dispositivo di cui ammetto di aver dimenticato l’esistenza”, ha sostenuto Romani in un’intervista a il Giornale per spiegare come mai sette anni fa il cellulare che il comune di Monza gli aveva dato in qualità di assessore, veniva in realtà usato da sua figlia.

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““Ero spesso lontano – afferma Romani, in quel periodo anche ministro del governo Berlusconi – e mia figlia quindicenne lo prese. Io me ne accorsi quando mi arrivò una bolletta da 12 mila euro di traffico dati”. Ma la sentenza della Cassazione dice il contrario, confermando quanto stabilito dalla Corte d’Appello di Milano. Secondo i giudici infatti fu lo stesso parlamentare a dare la sim del Comune alla figlia che, tra gennaio 2011 e febbraio 2012, ne fece “un utilizzo che non è avvenuto all’insaputa del Romani, ma con il suo pieno consenso”. E la sim fu usata pure negli Stati Uniti.

Infondata è la tesi difensiva con cui si sostiene l’inoffensività della condotta posta in essere dall’imputato”, scrivono i giudici della Cassazione, secondo cui Romani ha dato il suo “pieno consenso” all’uso della sim da parte della figlia. E a tal proposito citano le “numerose telefonate” ricevute dal politico da quell’utenza. E richiamano un’altra vicenda: a un certo punto la figlia perde la scheda, ma a presentare la denuncia di smarrimento è Romani, “in quanto formalmente era lui che avrebbe dovuto utilizzarla in modo esclusivo“. L’ex ministro chiede una nuova sim con lo stesso numero e la dà di nuovo alla figlia. Tutte circostanze che per la Cassazione sono “la prova risolutiva della conoscenza da parte del Romani che la sim era usata da lei”.

 

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