Par Condicio: il Tar boccia il provvedimento anti Talk Show. La Rai: Cda lunedì

Pubblicato il 12 Marzo 2010 10:10 | Ultimo aggiornamento: 12 Marzo 2010 18:52

Michele Santoro

Il Tar del Lazio ha bloccato il regolamento dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni nella parte che blocca i talk show in periodo elettorale. Le televisioni private, quindi, potranno riprendere a trasmettere i loro programmi politici mentre, almeno per il momento, in Rai rimane lo stop.

La giornata decisiva per capire cosa accadrà in viale Mazzini è lunedì 15 marzo quando alle 12 si terrà un consiglio di amministrazione straordinario che potrebbe decidere per il passo indietro rispetto alla sospensiva. La convocazione segue le dichiarazioni del presidente Paolo Galimberti che, nei giorni scorsi, aveva chiaramente lasciato trasparire l’intenzione di ritornare sulle decisioni in caso di bocciatura del Tar.

La sentenza del Tar. Il Tar del Lazio ha accolto la richiesta di Sky e Telecom Italia Media (editore di La7) a favore della sospensione del regolamento, esattamente all’art. 6 comma 2, varato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni che disciplina la par condicio in vista delle Regionali. L’articolo in questione, per il periodo elettorale, imponeva un maggior rigore nell’applicazione della par condicio e, di fatto, imponeva ai programmi di approfondimento le stesse regole delle tribune politiche.

Le richieste sono state discusse davanti alla III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale, presieduta da Maria Luisa De Leoni.

Il Tar ha accolto la richiesta di sospensiva di Sky e Ti Media “considerato che a conclusione di una prima delibazione – spiegano i giudici nella motivazione – propria della fase cautelare, risultano non sprovviste di profili di fondatezza del ricorso le censure dedotte avverso la delibera impugnata”, nella parte in cui è prevista la normativa relativa ai talk show in periodo elettorale, che ha di fatto ha portato alla sospensione dei programmi di approfondimento.

Via libera ai talk show nelle emittenti private mentre, per quanto riguarda la Rai, almeno per il momento, rimane il “blocco”. Il Tar, infatti,  ha  respinto la richiesta di Federconsumatori che voleva lo stop al regolamento della Vigilanza perché ha ritenuto che, trattandosi di organismo parlamentare, “sussistono profili di inammissibilità del gravame per la parte in cui è impugnato il regolamento”, in quanto appunto “approvato dalla Commissione parlamentare di Vigilanza nella seduta del 9 febbraio 2010, in relazione alla natura parlamentare dell’organo che ha adottato l’atto impugnato in assolvimento della funzione precipuamente politica di indirizzo e vigilanza”.

Secondo il leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani “Il Tar ha ripristinato criteri saggi e assennati mostrando l’assoluta irragionevolezza delle norme che bloccano i programmi di dibattito politico. Serve riportare il buon senso e riaprire subito gli approfondimenti informativi”.

Per il portavoce di Articolo 21 Giuseppe Giulietti la decisione del Tar è “una buona notizia, non avevamo dubbi. Il Tar del Lazio ha deciso di levare il bavaglio alle trasmissioni soppresse accogliendo il ricorso presentato da Sky e Telecom Italia Media”.  Per Giulietti “Agcom si era vista costretta, almeno questa era la loro tesi, ad estendere l’assurdo regolamento al privato per non creare disparità con il settore pubblico. La decisione del Tar non può che comportare una immediata decadenza del regolamento anche per il servizio pubblico. Siamo sicuri che le Autorità di garanzia e il Cda Rai vorranno immediatamente recepire questa decisione e in particolare la Rai vorrà comunicare l’immediata riapertura di tutte le trasmissioni arbitrariamente soppresse. Soppressione – conclude Giulietti – che ha creato forte indignazione e che ha fatto sì che l’esposto presentato da Articolo21 abbia raccolto oltre 20 mila firme in poche ore”.

Paolo Gentiloni: riprendere subito talk show. Per Paolo Gentiloni del Pd, “La sospensione del regolamento Agcom per le tv commerciali decisa oggi dal Tar è una chiara bocciatura della norma-bavaglio imposta dalla destra in commissione di Vigilanza Rai”. “Quella norma era in contrasto con la legge sulla par condicio – aggiunge Gentiloni – che distingue chiaramente tra programmi di informazione e tribune elettorali e violava apertamente la sentenza 155 della Corte Costituzionale. Ora la Rai deve intervenire. Il Cda di Viale Mazzini, che il presidente Garimberti si è impegnato a convocare immediatamente dopo la sentenza, non può che prendere atto dell’interpretazione del giudice amministrativo. I programmi giornalistici devono riprendere subito anche in Rai: un silenzio riservato alla sola tv pubblica sarebbe, a questo punto, un vero e proprio scandalo”.

Per il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri “la sentenza del Tar sulla par condicio dimostra ancora una volta di più quanto sia superata questa legge”.

Per il conduttore di AnnoZero Michele Santoro “si comincia smantellare il castello di illegalità. Aspettiamo ora di capire le motivazioni per vedere quanto il Tar intervenga anche se indirettamente sul regolamento della Commissione di Vigilanza”. Ora Santoro attende dalla Rai un comportamento consequenziale e ricorda di aver sempre sostenuto l’illegittimità delle disposizioni sulla par condicio.

Soddisfatta, ovviamente, Sky Italia che affida il suo commento ad una nota:   “Sky Italia ha da subito contestato la legittimità di questo provvedimento e, come dimostra il dibattito andato in onda il 9 marzo scorso su Sky Tg 24 che ha coinvolto tutti i candidati alla Presidenza della regione Puglia, ha scelto da subito di prescindere dalle regole irragionevoli e inapplicabili previste dal regolamento della Par Condicio. Certa che i ‘faccia a faccia’ rappresentino una componente fondamentale dell’informazione del cittadino, Sky Tg 24 continuerà a proporre nei prossimi giorni appuntamenti tra i candidati alla presidenza delle altre regioni chiamate alla consultazione elettorale”. “La decisione del Tar  – conclude Sky – ristabilisce il principio della libertà di espressione e tutela anche quello del libero mercato, previsti entrambi dalla Costituzione Italiana. Presupposti necessari per poter garantire ai cittadini di questo paese il loro diritto ad un’informazione libera ed indipendente”.