Parlamento assume 11 burocrati a 167mila euro per vigilare sui conti del Governo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 2 Gennaio 2015 14:04 | Ultimo aggiornamento: 2 Gennaio 2015 14:04
Parlamento assume 11 burocrati a 167mila euro per vigilare sui conti

Parlamento assume 11 burocrati a 167mila euro per vigilare sui conti

ROMA – Parlamento assume 11 burocrati a 167mila euro per vigilare sui conti del Governo. L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (Upb), appena creato ad aprile, assumerà a breve (contratti triennali rinnovabili una sola volta) 11 consulenti (3 posti da dirigente e 8 da esperto senior): si tratta del tentativo di attrarre le “migliori menti” per un organismo indipendente (una specie di authority) che deve vigilare con analisi e verifiche sule previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica del governo.

Per questo l’Uficio corrisponderà compensi che vanno da un minimo di 60mila euro lordi l’anno (per i primi livelli + premio di risultato), a oltre 167mila euro (147mila + premio di risultato + 20mila euro di indennità aggiuntiva). Chi ottiene il posto, in pratica, farà da cane da guardia sui conti a Palazzo Chigi, all’Istat, ai ministeri. Antonio Castro ha descritto su Libero Quotidiano l’acrobatico esercizio di conciliare eccellenza professionale (il pareggio di bilancio è oggi un dettato costituzionale) e i risparmi obbligati da spending review.

Si badi bene: la pianta organica definitiva dell’Upb, almeno sulla carta, è estremamente modesta: l’allegato del “Regolamento recante il trattamento giuridico ed economico del personale dell’Ufficio”, prevede appena 29 persone. Gli esperti senior saranno al massimo 14, gli esperti “normali” 13, i coadiutori appena 2. Poi bisogna considerare il direttore generale (che è però nominato a parte), e l’Upb per il momento di ferma qui.

A dire il vero si spera – con questo bando e gli altri che seguiranno per completare la dotazione organica prevista – di attrarre cervelli e cervelloni dalle varie amministrazioni di prestigio dello Stato (Corte dei Conti, ragioneria, Tesoro, Banca d’Italia, ecc). Con un qualche risparmio. E infatti il trattamento economico di provenienze ovviamente viene salvaguardato, e poi si offre un compenso a risultato e alcune indennità aggiuntive.

E, sicuramente, la possibilità di entrare nel sancta santorum dei numeri della Repubblica Italiana. Si tratta – per chi fosse interessato a candidarsi anche se esterno all’amministrazione statale – di contratti triennali che potranno essere riconfermati «solo per un altro triennio», puntualizzano i bandi. (Antonio Castro, Libero Quotidiano)