Parma grillina: Imu al massimo e tante tasse…obbligate

Pubblicato il 2 Aprile 2013 11:18 | Ultimo aggiornamento: 2 Aprile 2013 11:18
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Federico Pizzarotti (Foto Lapresse)

PARMA – Imu al massimo sulla prima casa, Irpef allo 0,8%, non certo un’aliquota popolare, asili più cari…Tasse, insomma, tasse alte e “obbligate”, perché anche nella Parma grillina il Comune quando deve far cassa usa la ricetta più antica che c’è. E se i 5 Stelle a livello nazionale sono per l’abolizione dell’Imu, quando poi si trovano a governare l’Imu la tengono eccome, anche piuttosto alta. Il Sole 24 Ore mette insieme alcune iniziative del Comune guidato da Federico Pizzarotti:

Le entrate tributarie della città emiliana, cioè le tanto odiate tasse, saliranno quest’anno di 30 milioni di euro in un colpo solo. Un balzo all’insù di oltre il 20% rispetto al bilancio del 2012. E quei 168 milioni di entrate tributarie non sono episodiche. Il trend della pressione fiscale locale resterà su quei livelli fino a tutto il 2015. La parte del leone la farà la tanto vituperata Imu. L’imposta sulla casa, che i grillini osteggiano, porta nelle casse del comune quest’anno 84 milioni di euro, più di un quarto dell’intero bilancio. E il paradosso nel paradosso è che nel laboratorio di governo grillino l’aliquota sulla prima casa è ai massimi, allo 0,6%. Altro che aboliamo l’Imu! C’è. Si tiene e la si tiene al carico massimo. E che dire dell’Irpef locale. Da lì arrivano altri 25 milioni di euro con l’aliquota allo 0,8% non certo tra le più popolari.

Pagano i cittadini di Parma, sotto forma di tasse e sotto forma di servizi sempre più cari. Gli asili, ad esempio. Il Comune incasserà dagli asili nido 3,9 milioni nel 2013 contro i 3,4 milioni dell’anno precedente. Le mense scolastiche, da 3,3 a 4,2 milioni. Se, ad esempio, Pizzarotti decidesse di abolire l’Imu come per altro il programma nazionale dei 5 Stelle dice, dovrebbe rinunciare ad 84 milioni. Ovvero la metà delle entrate correnti. Ma come potrebbe permetterselo un Comune con 800 milioni di buco, sull’orlo del fallimento, un disastro ereditato dalla precedente gestione? Un conto sono le promesse in campagna elettorale un altro è la politica vera, fatta di conti e bilanci, di ricette da trovare stando al governo. Un esempio: parte della campagna del sindaco si è giocata contro l’inceneritore, all’insegna del “non si fa”. Ebbene, si farà e in più il Comune rischia di dover pagare alla società Iren 20 milioni per interruzione immotivata  dei lavori.