Il Pd delle 17 correnti: Renzi e Zingaretti, D’Alema e Veltroni futuri

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 24 ottobre 2011 15:21 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 15:21

ROMA – Se si votasse domani, il Partito Democratico con quali programmi e quali alleanze si presenterebbe davanti agli elettori? La risposta, amico mio, la soffia il vento. Forse lo stesso vento che annuncia elezioni anticipate nel 2012 e che, lungi dal consigliare compattezza di squadra e unità di intenti, fomenta le divisioni interne, esalta le differenze. Il Corriere della Sera ha contato ben 17 correnti all’interno di un partito solo. Nel Pd vengono chiamate componenti, ma non cambia molto: la balcanizzazione viaggia su un treno accelerato con mille vagoni, ognuno dei quali si sente locomotiva. Bersani è alla guida del convoglio ma, come dire, è visto come un commissario ad interim, nell’eterna attesa del vero leader. Nel frattempo, però, divampa già la battaglia sul leader di domani.

In prospettiva i due nomi più gettonati al momento sono il rottamotore Renzi e il presidente della Provincia di Roma Zingaretti. Il Veltroni e il D’Alema di domani. Renzi e Zingaretti sono attesi a Firenze oggi. Il primo, ormai mediaticamente un personaggio di primo piano, non fa mistero delle sue ambizioni. Il secondo non si espone, ma raccoglie intanto tutti i nemici giurati di Renzi e di chi chi giudica troppo centrista la sua figura, troppo maggioritaria la sua vocazione. E infatti il Renzi è convinto che se si presentasse da solo prenderebbe più voti moderati di quelli che porterebbe Casini al Pd.

Comunque, nel partito è tutto un ribollire di sigle e slogan, riposizionamenti e distinguo tattici, con rinnovatori e semi-rinnovatori che si guardano in cagnesco dai rispettivi recinti. Difficile orientarsi nel labirinto impazzito. Una mappa surreale ma veritiera fornita da Luca Bottura, organizza il magma correntizio  attraverso voci in entrata e uscita comprese tra i Power Rangers e  gli orfani del Pci, passando per le panchine dei giardini di Capalbio.

Iniziamo dai Modem, la principale corrente di minoranza nel Pd: nome che allude a connessioni tecnologiche e giovanili, sotto le cui insegne si raccoglie il grosso degli ex margheritini. Vicini a Renzi, ostili a Bersani: Realacci e Gentiloni i nomi in vista. I sostenitori di Bersani si dividono in ortodossi e eterodossi. Senza se e senza ma  è il governatore della Emilia Errani. Senza se ma con qualche ma, è il neo sindaco di Bologna Merola. La corrente dalemiana sostiene il segretario in funzione anti-veltroniana. I veltroniani sono tentati da Renzi. Per ora si accontenterebbero di non sentire dal responsabile economico, il dalemiano Fassina, le stesse frasi di Vendola. Fassina è anche inserito tra i “giovani turchi”, un nome un programma, visto che questo era il nome di battaglia della corrente sarda della Dc guidata da Francesco Cossiga negli anni ’50. Contro di loro scattano, come cani di Pavlov, i “giovani curdi”, con il trentenne Gianluca Lioni in prima fila a chiedere riforme sul mercato del lavoro che la Cgil vede come il fumo negli occhi ma che il solito Renzi ha già fatto sue.

L’area dem è presidiata da Franceschini e Fassino. Gli ex popolari Fioroni e Gasbarra aspettano notizie dalla Curia, forse giungerà l’annuncio che una nuova cosa bianca ha mollato gli ormeggi. L’ex potentissimo Goffredo Bettini ormai è “Oltre i partiti”: per ora resta legato a Zingaretti. Su Zingaretti punterebbero forte anche Dario Ginnefra e altri 40, tra cui molti lettiani (Boccia per esempio): Ginefra è animatore della componente “E’ tempo di esempi” e auspica un limite di tre mandati al massimo ai parlamentari. Non mancano i T-party, giovani franceschiniani e lettiani che lavorano al cambiamento radicale nel partito, purché Renzi non ne faccia parte. Tra questi la corrente “Prossima Italia”, con la Serracchiani e Pippo Civati. Da non confondere con “Cambia l’Italia”, il gruppo di Ignazio Marino.

Battitori liberi: Rosy Bindi, che non ha abbandonato sogni di leadership, Arturo Parisi, che invita a non demonizzare Renzi. Capire poi se questa galassia in continua evoluzione vorrà inglobare i pianeti di Vendola e Di Pietro o sceglierà l’avventura spaziale in territorio Udc, non è razionalmente prevedibile. Bisognerebbe che sul pianeta Terra giungesse qualche risposta probante, come l’atteggiamento del partito rispetto alla lettera della Bce, o sull’intangibilità o meno delle pensioni, o sull’articolo 18, o…