Patrimoniale incubo: Carlo Padoan la vuole, Matteo Renzi: “Irpef da tagliare”

di Sergio Carli
Pubblicato il 23 febbraio 2014 12:46 | Ultimo aggiornamento: 23 febbraio 2014 13:43
Patrimoniale incubo: Carlo Padoan la vuole, Matteo Renzi: "Irpef da tagliare"

Natteo Renzi vuole tagliare l’Irpef, ma i soldi non ci sono. Li troverà con la patrimoniale?

ROMA — Un fantasma offusca l’orizzonte del nuovo Governo di Matteo Renzi: è quello della patrimoniale, spesso sostenuta da gente che ha i propri beni all’estero e magari anche la residenza fiscale in Svizzera. Il partito della patrimoniale, che sembrava tenuto a bada dallo stesso Matteo Renzi, è uscito allo scoperto durante le consultazioni per il Governo a causa di una incauta telefonata fra Fabrizio Barca e un finto Nichi Vendola; rischia ora di trovare un punto di sostegno nel nuovo ministro della Economia Carlo Padoan, già capo economista dell’Ocse, che della tassazione degli immobili è un convinto sostenitore.

Secondo Carlo Padoan

“bisogna detassare il lavoro e le imprese coprendo gli ammanchi con minori spese e maggiori imposte sui fattori meno produttivi: le rendite da capitale e la tassazione degli immobili. Spesso in questi mesi l’Ocse ha espresso i suoi dubbi sulla strategia del Governo Letta volta a eliminare l’Imu sulla prima casa”,

ha scritto Federico Fubini su Repubblica.

Tradotto: patrimoniale sulla casa. Questi qui tutti sembrano essere nati dopo il 2000 e ignorano o fingono di ignorare come finì la recessione degli anni ’90:  partì la Borsa, che si basa sulle aspettative, proprio come ora. I guadagni della Borsa furono investiti nel mattone e ci fu un boom immobiliare che mise in moto tutto il resto. In Borsa giocano tutti, la casa ce l’hanno quasi tutti, tranne i descamisados e i politici che abitano in abitazioni di enti a fitto agevolato.

Come si concilieranno le idee di Carlo Padoan con i propositi garibaldini di Matteo Renzi sarà una delle scommesse del nuovo Governo del quale il taglio dell’Irpef è, secondo Marco Conti del Messaggero di Roma, “una delle priorità”.

Se Carlo Padoan vuole attuare

“trasferimenti diretti alle famiglie” che avrebbero un impatto immediato sul tenore di vita e sosterrebbero i consumi”,

un strada indicata da tempo è quella del cuneo fiscale, anche se non c’è da illudersi che essa porti a maggiore occupazione. La ragione per non credere a questo mito da uffici studi è semplice: le assunzioni sono eterne, la legge sul cuneo fiscale no. C’è già stata e ora non c’è più. Chi si fida di uno Stato come quello italiano che calpesta diritto, Costituzione e leggi e spregia le sentenze della Corte costituzionale come nel caso delle pensioni?

Per Renzi sarà una strada in salita. Nessuno ne parla, come del morto in casa in alternativa ai pisani per i fiorentini come lui, ma sull’Italia incombe e incomberà il fiscal compact, che prevede tagli o tasse per 50 miliardi all’anno in aggiunta a tutto il resto, mentre ora, ha avvertito proprio Carlo Padoan dalla scrivania in Ocse e ha ricordato Federico Fubini

“sarà necessaria una stretta di bilancio almeno di tanto quanto previsto dal governo [Letta]” dato che “il rapporto tra debito e Pil sta ancora aumentando”.

La conclusione che ne trae Libero è drastica:

“Patrimoniale in vista”.