Patrimoniale, il lapsus di Conte non fa ben sperare. Ora non si fa, ma poi…

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 ottobre 2018 8:39 | Ultimo aggiornamento: 21 ottobre 2018 10:03
Patrimoniale, quel lapsus di Conte non fa ben sperare. Ora non si fa, ma poi...

Patrimoniale, il lapsus di Conte non fa ben sperare. Ora non si fa, ma poi… (foto Ansa)

ROMA – Patrimoniale, una parolina che alla sola pronuncia fa tremare gli italiani: nessuno la vuole, nessuno (ovviamente) la promette, nessuno si sognerebbe mai di metterla nel contratto di governo. Eppure un lapsus di Giuseppe Conte fa tremare gli italiani. Sabato 20 ottobre, conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei Ministri che ha sancito l’armistizio tra Lega e M5s sulla cosiddetta pace fiscale (o condono che dir si voglia). Un giornalista chiede a Conte se sia in programma (in futuro, beninteso) nientemeno che la misura delle misure, quella che mette le mani direttamente nelle tasche degli italiani senza chiedere il permesso, senza passare dalla dichiarazione dei propri redditi.

Conte comincia a parlare di riforme strutturali, di quanto il suo governo stia facendo per assicurare una crescita stabile all’Italia. La sua supercazzola (la seconda di giornata, dopo quella sulla manina) è così lunga che il premier si dimentica di rispondere alla domanda, che pure era stata piuttosto diretta. Ovviamente appena smette di parlare, intervengono Di Maio e Salvini (che a differenza di Conte agli umori dell’elettorato ci tengono eccome) per affrettarsi a dire che “Non c’è nessuna volontà di fare una patrimoniale”. Il lapsus di Conte però non fa ben sperare gli italiani: si sarà solo dimenticato o (da bravo avvocato) avrà voluto eludere la risposta? Sicuramente però a breve termine non ci sarà nessuna patrimoniale. Vi immaginate una manovra che metta insieme reddito di cittadinanza, condono fiscale e patrimoniale? Roba da schizofrenici. 

Capitolo chiuso dunque, ma nemmeno tanto. Nel declassare il rating dell’Italia Moody’s ha fissato una previsione (outlook) di stabilità del voto di affidabilità per il futuro spiegando che “l’alto livello di benessere delle famiglie italiane è considerato un importante cuscinetto contro gli shock futuri e anche un sostanziale potenziale fonte di risorse per il governo”. L’accenno è stato letto come l’indicazione ad un possibile uso del risparmio privato degli italiani, storicamente a livelli molto alti, nel caso ci fosse necessità di consolidare i conti pubblici. Ma questo naturalmente non si può dire, men che meno utilizzando quelle parole che (in quel caso sì) farebbe scendere in piazza i “veri” forconi.