Patrizia D’Addario: “Usata per incastrare Berlusconi”

Pubblicato il 16 Luglio 2011 10:00 | Ultimo aggiornamento: 16 Luglio 2011 10:14
Patrizia D'Addario

Patrizia D'Addario (Lapresse foto)

ROMA – Due anni dopo, ritorna Patrizia D’Addario, la bionda escort barese detta “Brummel” che nell’estate 2009 portò alla pubblica mercè le performace sessuali del premier Silvio Berlusconi.

Dopo un lungo silenzio stampa, è con un’intervista a Libero che si guadagna ancora visibilità. Vuole riabilitarsi come donna e come “spia”, dice di essere stata solo un mezzo per incastrare Berlusconi.

Sembra davvero un’altra, tira in ballo il complotto, scarica le colpe sul suo avvocato, Maria Pia Vigilante. Lasciatasi alle spalle un libro e un film racconta a Cristiana Lodi di Libero la sua nuova versione.

«Sono stata usata dai nemici di Berlusconi, a mia insaputa ovviamente. Si sono serviti di me. Strumentalizzata e poi gettata via. Ma adesso è venuto il momento di parlare», esordisce così, annunciando particolari inediti. Il riferimento, non casuale, è a quelle registrazioni famose dell’incontro con il presidente del Consiglio.

L’avrebbero strumentalizzata i nemici del Cavaliere e stando alle sue parole sarebbe andata più o meno così: «Avevo quelle registrazioni sulle serate passate aRoma equesto a Bari lo sapevano in tanti. Ma l’idea di rendere pubblici i miei due incontri con il primo ministro italiano e di consegnare i nastri ai magistrati, non è stata mia».

Accusa il suo legale: «Fu il mio avvocato, Maria Pia Vigilante, a dire che dovevo consegnare quel materiale per difendere la mia vita. Sosteneva che dovevo farlo per proteggere mia madre e mia figlia».

Poi continua: «In quel periodo ricevevo minacce. Ho subìto un furto in casa e perfino una violenza da parte di un carabiniere (inspiegabilmente mai identificato) entrato nel mio appartamento, suppongoin cerca di quelle registrazioni..Da una parte ricevevo pressioni continue, dall’altra i pm che mi chiamavano in Procura. Oltretutto, in quel frangente, il mio avvocato non mi fece sapere che sarebbe stato mio diritto avvalermi della facoltà di non rispondere. Perché non me lo disse?».

Su questo ultimo particolare però c’è da dire che in realtà il testimone ha il dovere di rispondere, non può sottrarsi alle domande. D’Addario non si ferma e aggiunge: . «In Procura mi mostrarono le foto che riprendevano quelle serate a Palazzo Grazioli. Si vedevano entrare le ragazze,portate da Giampaolo Tarantini».

A questo punto “Brummel” chiama in causa un’altra persona: «Barbara Montereale era con me a Roma, ovvio che anche lei lo sapesse. Non solo, Barbara stessa aveva scattato le famose immagini nel bagno, quelle che tutti i giornali poi pubblicarono con grande risalto. Inoltre c’era il mio ex: lui era a conoscenza di tutto. Glielo avevo riferito».

Patrizia D’Addario vorrebbe persino parlare a Berlusconi in segno di solidarietà: «Per danneggiare lui, c’è chi è pronto a usare le persone fragili e sfortunate come me. Io sono stata usata e adesso che non servo più, mi hanno abbandonata. Rovinata. Non ho visto un soldo…Mi hanno tolto tutto, ho perso anche mia figlia che ha soltanto 15 anni e ora si vergogna di me. Non la vedo da un anno».