Pd/ “Accomodati fuori…Non sei in grado…Con te secessione degli elettori…Ti boccio…Maestrina…”. Il Congresso è un talk-show dove si recita per le primarie

Pubblicato il 26 Luglio 2009 12:20 | Ultimo aggiornamento: 26 Luglio 2009 13:23

Rosy Bindi a Francesco Rutelli: “Se il partito non ti piace, accomodati fuori…”. Dario Franceschini a Rosy Bindi: “Sono allibito dal tuo linguaggio”.  Bersani a Franceschini: “Mi sono candidato perchè stiamo rischiando, anzi vivendo una secessione dei nostri elettori”. Sottinteso e neanche tanto: con la tua segreteria. Cacciari a Englaro e, di riflesso, a Marino: “Non sei in grado”. La Serracchiani a D’Alema: “Non meriti la sufficienza”. D’Alema alla Serracchiani: “Sì? E da quando e da chi ha avuto la cattedra?”.

Sono solo alcuni e solo i più recenti gentili e fraterni scambi congressuali tra esponenti vecchi e nuovi del Pd. Scambi e reciproche battute in perfetto stile talk-show televisivo dove quel che conta è chi la spara più grossa e la grida più alta. Perchè il congresso, fissato per l’undici ottobre somiglia sempre più, anzi è un talk-show? Perchè le primarie sono il 25 ottobre, dopo il congresso.

Non è una questione di date, è questione di sostanza. Si vota, il vero voto avviene dopo e non prima il congresso. Per il congresso e al congresso partecipano e votano gli iscritti al partito, come è logico. Chi altro decide di un partito se non i suoi iscritti? Ma quel che dal congresso esce, decisioni e leader, viene poi sottoposto al “giudizio della gente”, una sorta di “giudizio di dio” popolare. Alle primarie del 25 ottobre votano infatti i simpatizzanti, gli elettori, chi vuole.

Chi ha architettato questo doppio voto, questa doppia platea elettorale pensava fosse un modo per rendere omaggio alla democrazia. E ha introdotto il meccanismo delle primarie aperte ai non iscritti, valido e coerente per scegliere il candidato premier del centro sinistra alle elezioni, anche per scegliere il segretario di partito. Se è giusto che la vasta platea dei potenziali elettori si pronunci sul candidato premier, riguarda infatti tutti loro, è discutibile che ogni potenziale elettore di centro sinistra, anche quelli di altri partiti, abbiano diritto di voto sul segretario del Pd.

Comunque il risultato inevitabile è appunto il talk-show: platea elettorale ampia e indistinta equivale a campagna elettorale gridata e sceneggiata. La scelta delle primarie di “gente” trasforma il già non unitissimo Pd in un salotto di Floris o in una arena di Santoro. E non sono che le prime puntate.