Pd. Bersani vs Renzi e D’Alema: segretario sconfitto, guerra al partito vincente

Pubblicato il 13 Giugno 2013 5:45 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2013 0:13
Pd. Bersani vs Renzi e D’Alema: segretario sconfitto, guerra al partito vincente

Matteo Renzi al suo peggio,da Amici di Maria De Filippi

Il fermento che ribolle nel Partito Democratico viene ben rappresentato in una serie di articoli del quotidiano la Repubblica, che sezionano il partito sotto diverse prospettive.

Dopo il successo alle elezioni amministrative, ha scritto Silvio Buzzanca,

“nel Pd si apre lo scontro a partire dalle regole interne. Matteo Renzi chiede il rispetto delle norme in vigore: l’identificazione fra segretario e candidato premier e primarie aperte.

Il segretario Guglielmo Epifani apre a Renzi:

“Credo che il congresso vada preparato bene. Facendo partecipare i nostri iscritti, i nostri votanti, i cittadini che lo ritengono nelle discussioni, e penso che lo dovremo fare nei tempi giusti con le regole più democratiche possibile”.

Pier Luigi Bersani però promette:

“Combatterò strenuamente per evitare che il Pd scivoli su un modello personalistico. Non si può scimmiottare chi fa il pifferaio e parla solo in base ai sondaggi”.

Massimo D’Alema è schierato con Renzi.

“Il Pd, per esprimere pienamente le sue potenzialità, ha bisogno di costruire una forte leadership. Senza un forte leader le potenzialità del centrosinistra risultano drasticamente ridimensionate”.

Per D’Alema, Renzi

“È uno straordinario leader politico e un grande comunicatore, ma gli consiglierei di dosare le forze: stare tutti i giorni sui giornali può logorare». E poi «deve crescere di statura», studiare insomma da premier, nota Buzzanca.

Il risultato delle amministrative, che, nota Massimo Vanni,

“spinge ovunque sul podio i sindaci sostenuti dal Pd, è anche il voto che segna l’affacciarsi di un numero sempre maggiore di sindaci renziani. Vince la sinistra e vince anche il sindaco di Firenze: se due settimane fa Achille Variati ottiene il bis a Vicenza, dal ballottaggio escono adesso Giovanni Manildo a Treviso ed Emilio Del Bono a Brescia. Escono Simone Uggetti a Lodi e, in Toscana, Bruno Valentini a Siena, che riconquista per un soffio la città sconvolta dallo scandalo Monte dei Paschi e per prima cosa ringrazia proprio Renzi”.

Quello di Massimo Vanni sembra un albo d’oro della avanzata di Renzi:

“Piccoli Rottamatori crescono. Sempre in Toscana, terra d’elezione di Renzi, Leonardo Betti sbaraglia il ballottaggio di Viareggio. A pochi chilometri da Palazzo Vecchio, sede del governo fiorentino, altri due nuovi volti renziani: Alessio Calamandrei ad Impruneta ed Emiliano Fossi a Campi Bisenzio, entrambi eletti al primo colpo. Così a Gavorrano, nel grossetano, dove ha avuto la meglio Elisabetta Iacomelli.

“A San Donà di Piave si laurea sindaco Andrea Cereser, mentre a Salsomaggiore Terme, dove il sindaco Renzi è andato durante la campagna elettorale, è FilippoFritelli. In Liguria Alessio Cavarra espugna Sarzana al primo turno, mentre a Velletri si conferma Fausto Servadio e a Melito, nel napoletano, s’impone Venanzio Carpentieri, ad Afragola Domenico Tuccillo, a Imola Daniele Manca. Mentre nelle elezioni siciliane, dopo aver concluso il primo turno in testa, a Siracusa va al ballottaggio Giancarlo Garozzo.A Comiso ci andrà Filippo Spataro”.

Renzi aggiunge i sindaci 2013 a quelli già in servizio:

“Da Andrea Ballarè, eletto a Novara nel 2011 a Federico Berruti di Savona, anche lui in carica da due anni. A Forli c’è Roberto Balzani, a Faenza Giovanni Malpezzi, nella città di Bersani, Piacenza, c’è Paolo Dosi, a RiminiAndrea Gnassi, a Lecco Virginio Brivio, a Belluno Iacopo Massaro, che un anno fa vinse sulla candidata di un Pd che non volle fare le primarie. E poi ancora Giancarlo Piva a Este, Federico Vantini a San Giovanni Lupatoto, Nicola Garbellini a Canaro. Mentre a Cernusco sul Naviglio c’è Eugenio Comencini, a Giffoni Paolo Russomando, a Pizzo CalabroGianluca Callipo, a Villapiana, Roberto Rizzuto, a Recanati Francesco Fiordomo, ad Alghero Stefano Lubrano”.

Ma, avverte Goffredo De Marchis,

“anche i bersaniani sfruttano l’onda del voto per i sindaci [e dicono]: “Abbiamo vinto noi la sfida dei sindaci. Adesso Matteo non può esagerare.

Sul fondo c’è la lotta di Bersani contro Renzi e

“contro il nuovo alleato di Renzi: Massimo D’Alema, nemico giurato dell’ex leader del Pd. I bersaniani non possono rimanere a guardare, non vogliono rimanere stretti nella morsa del dalemiano Cuperlo e dell’avversario delle primarie Renzi”.

Perciò serve un candidato dei bersaniano,

“che sarebbe stato individuato in Nicola Zingaretti, il quale, almeno per ora ha detto no.

Quello di Renzi, ha scritto ancora Massimo Vanni,

“E’ un esercito in costruzione”.

Renzi può contare su 53 parlamentari, cui si può aggiungere la presidente del Friuli-Venezia-Giulia Debora Serracchiani,

“che condivide molte cose con Renzi. E perfino il suo vice Sergio Bolzonello, ex sindaco di Pordenone: «C’è un numero crescente di sindaci e amministratori che si schiera con noi, che partendo dall’esperienza del territorio chiede con sempre maggior forza di rinnovare il Pd», rivendica la deputata Simona Bonafè“.

Sono numeri, quelli dei sindaci renziani, che però, constata Vanni,

“non trovano riflesso nelle cariche di partito: solo Luca Lotti è entrato come renziano doc nella segreteria di Epifani (enti locali). Mentre nella commissione congresso figura solo Lorenzo Guerini“.