Pd, conti in rosso: Matteo Renzi mette il badge ai dipendenti del Nazareno

di redazione Blitz
Pubblicato il 28 gennaio 2014 15:34 | Ultimo aggiornamento: 28 gennaio 2014 15:34
Pd, conti in rosso: Matteo Renzi mette il badge ai dipendenti del Nazareno

Matteo Renzi all’ingresso del Nazareno

ROMA – Matteo Renzi mette il badge ai dipendenti del Nazareno perché, si legge a pagina 2 del Corriere della Sera, la nuova dirigenza si è “resa conto che c’è chi non rispetta gli orari da contratto”. Dunque per arginare il dislivello tra conto in rosso e produttività, il Pd rimedia con la timbratura. Entrate e uscite in e dall’ufficio, tutto registrato. Un’operazione, spiegano i renziani, all’insegna della trasparenza.

Non che i conti si possano risanare col cartellino ma è senz’altro un passo in direzione del taglio agli sprechi della politica. In un partito che già nel 2012 ha registrato 7 milioni di euro di perdite. E il rosso, diagnostica il Corriere, con l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, sarà ancor più profondo a chiusura del bilancio 2013.

A fare i conti con quei numeri è l’avvocato tributarista Francesco Bonifazi, deputato e capogruppo dei Democratici a Palazzo Vecchio, ma soprattutto nuovo tesoriere del Pd, nominato da Renzi. Il primo punto che Bonifazi cercherà di riformare sono appunto i dipendenti oltre alla voce propaganda che nel 2012 pesava ben 6 milioni di euro.

Soni in tutto 150 le persone a libro paga del Nazareno, il cui costo è di circa 67 mila euro. Ma, ha osservato Bonifazi, a fronte di quella spesa non si registra una equivalente produttività. E siccome sono finiti i tempi del finanziamento pubblico, per evitare i licenziamenti, la dirigenza renziana chiede quantomeno di rispettare l’orario di lavoro previsto da contratto.

Del resto, ricorda ancora il Corriere, il pallino del cartellino Renzi ce l’ha sempre avuto: a luglio 2011 a proposito di alcuni dipendenti comunali disse,

“Chiamarli Fantozzi sarebbe far loro un complimento. Mi riferisco a quelli che devono timbrare alle 14 e già un quarto d’ora prima sono in coda col cappotto, pronti ad uscire. Considero questa scenetta un simbolo di quello che non si deve fare: diamo infatti l’impressione di considerare il lavoro come una prigione dalla quale evadere prima possibile”.

Ne nacque una polemica di fronte alla quale Renzi imperterrito emanò pure una direttiva, imponendo ai dipendenti del Comune di Firenze l’obbligo di timbrare anche per la pausa sigaretta/caffè.