Premiership 2013? Nel Pd spunta la corrente dei “montiani”

Pubblicato il 20 Febbraio 2012 10:24 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2012 10:26

ROMA – Nel Pd spunta la corrente dei montiani. E’ Mario Monti il nuovo spartiacque tra destra e sinistra nel partito democratico. Dopo l’intervista di Walter Veltroni al quotidiano la Repubblica, nella quale dice di vedere nel ”riformismo” del governo dei tecnici un modello futuro per il Pd e definisce un “grave errore” regalare Monti alla destra”, non sono pochi i malumori che si agitano tra i ranghi di partito. Che qualcuno già si stia adoperando per candidare Monti alla premiership nel 2013, lo dimostra la dichiarazione a sostegno arrivata anche da Enrico Letta: “Berlusconi tenta di berlusconizzare Monti? Chissà. Nel dubbio fa bene Veltroni a ribadire che non dobbiamo cedere Monti alla destra”.

Ma è nella necessità di “cambiare un mercato del lavoro che continua a emarginare i giovani”, magari aprendo a modifiche sull’articolo 18, che l’ex leader Pd ha provocato la levata di scudi dei “laburisti” del partito. Fassina, che aveva già ingaggiato una polemica durissima con Ichino, non ci è andato giù leggero: “La posizione di Veltroni è minoritaria e più vicina, invece, alla linea del ‘pensiero unico’ e alle proposte del centrodestra”. Il responsabile economico del Pd contesta così l’entusiasmo di Veltroni per il riformismo di Monti: ”Se fosse l’orizzonte di una forza progressista come il Pd alle prossime elezioni dovremmo presentarci insieme al Pdl, oltre che al Terzo Polo: una sorta di partito unico del pensiero unico e questo sarebbe la fine della politica, non solo della democrazia dell’alternanza”. Critiche che alludono ai sospetti dentro il Pd su manovre per una “Grosse Koalition” dopo il governo dei Professori.

A parte il veltroniano Walter Verini, che dà a Fassina dell’intollerante, anche Marina Sereni e Dario Ginefra invitano a rispettare le posizioni di tutti “perché il Pd è un grande partito dove ci si confronta senza scomuniche”.

Allo stesso tempo Bersani e l’ala sinistra del Pd temono anche la concorrenza sempre più aggressiva di Sel, il partito di Nichi Vendola, che ha già minacciato una “reazione durissima” se il governo intendesse “stracciare il fondamento della civiltà del lavoro”, ossia l’articolo 18. E’ lecito domandarsi: di fronte a una manifestazione targata Fiom-Sel, come si comporterà il Pd?