Pd: D’Alema, Binetti troppo integralista per fare politica

Pubblicato il 15 Febbraio 2010 21:07 | Ultimo aggiornamento: 15 Febbraio 2010 21:07

Massimo D'Alema

“Dispiace anche a me, come al segretario Pier Luigi Bersani, che Paola Binetti abbia deciso di lasciare il Pd. Credo tuttavia che la politica non sia il campo d’azione più congeniale per lei”. Lo ha detto stasera, 15 febbraio, a Viterbo Massimo D’Alema, rispondendo a una domanda posta da Stefano Menichini, direttore del quotidiano Europa.

“L’integralismo – ha aggiunto D’Alema – non si concilia con la politica e rende complicato, forse impossibile, condividere la militanza in un partito plurale in cui convivono culture ed esperienze diverse, qual è il Pd”.

“I radicali hanno messo in campo una loro candidatura alla presidenza della Regione Lazio, quella di Emma Bonino, che è diventata anche la nostra. E non per imposizione ma per scelta. Del resto i Radicali fanno parte dei nostri gruppi parlamentari alla Camera e al Senato e sono stati eletti nelle nostre liste, contribuendo a farci raggiungere il 33% dei voti alle elezioni politiche”.

“Emma Bonino – ha aggiunto D’Alema – è una delle personalità più prestigiose della politica italiana, è stato un eccellente ministro del Commercio estero nel governo Prodi e un altrettanto eccellente commissario europeo, riuscendo in entrambi i casi a fare cose molto importanti per il Paese. Il Pd deve essere onorato di sostenerla”. D’Alema ha aggiunto che la candidatura Bonino ha aiutato il Pd a superare un momento di grave sbandamento “creato dalla vicenda Marrazzo e dalla effettiva difficoltà ad individuare un altro candidato, dopo che per Nicola Zingaretti è risultato impossibile lasciare la presidenza della Provincia di Roma per candidarsi alla guida del Lazio”.

Sul decreto sulla Protezione civile Spa, D’Alema ha detto: “Il governo sembra aver rinunciato a trasformare la Protezione Civile in Spa. Bene. E’ un progetto che noi abbiamo sempre avversato con forza perché avrebbe creato una commistione ancora più grave di quella di cui si parla in questi giorni sui giornali tra funzione pubblica, affari e malaffari”.

“E’ evidente – ha aggiunto D’Alema – che c’é una crisi morale nel Paese e che è arrivata a lambire anche la sinistra. Ma se l’ex sindaco di Bologna viene sospettato di aver pagato con fondi pubblici le vacanze alla sua ex segretaria-fidanzata, il popolo di centrosinistra ne viene sconvolto. Se invece viene emesso un mandato di cattura per un membro del governo Berlusconi, accusato di partecipazione esterna ad organizzazioni mafiose, il popolo di centrodestra non si sconvolge affatto”.

Secondo D’Alema il fenomeno si spiega con il fatto che Berlusconi “ha inculcato nell’opinione pubblica il pensiero che il miscuglio politica, sesso, affari sia normale. Del resto, il primo a dare l’esempio è proprio lui, che nemmeno nasconde più le vicende che lo coinvolgono. Anzi lui in questo è addirittura inarrivabile”.