Pd/ D’Alema: “Una follia le primarie per eleggere il segretario”. La strana regola per cui decidono quelli che non sono iscritti

Pubblicato il 6 Luglio 2009 13:11 | Ultimo aggiornamento: 6 Luglio 2009 13:13

Sapete come si elegge il segretario del Pd? Attenzione, è complicato, molto complicato. Per le candidature prima bisogna raccogliere le firme. Firme di chi? Degli iscritti al partito, è ovvio e di chi altri si potrebbero chiedere le firme se non di quelli cui la cosa riguarda, di quelli che nel partito ci stanno? Ovvio, normale, logico e pure giusto secondo buon senso. Poi gli iscritti, sempre loro e chi altrimenti, votano i candidati. Finito? Chi raccoglie più consensi è segretario? No, troppo facile, troppo logico, troppo giusto. I primi tre candidati vanno alle “primarie”. E chi vota alle primarie? Gli iscritti al Pd? Anche loro se vogliono, ma votano soprattutto i simpatizzanti, i potenziali elettori, i passanti, chiunque abbia voglia di votare quel giorno per il segretario di un partito, anche se il partito non è il suo, anche se a quel partito non aderisce.

La logica, se logica esiste, è quella di una votazione di condominio cui partecipano tutti quelli che abitano non nel palazzo, ma nella strada, nel quartiere, nella città. Questa logica viene definita più “democratica”. Ma più democratica non è, è semplicemente il riflesso di una sfiducia e di un sospetto verso l’istituzione-partito. Sfiducia non infondata, sospetto non cervellotico. Ma se uno del partito non si fida, se il partito non gli piace, perchè deve votare per il segretario di quel partito? Massimo D’Alema l’ha definita una follia. La notizia, di quelle grosse, è che D’Alema ha pienamente ragione.