Pd, dopo Letta già iniziato, addio comunque non scontato, cinque papabili: una donna? “purché di bella presenza“

Pd, il dopo Letta è già iniziato, addio comunque non scontato, scaldano i motori cinque papabili: Bonaccini, Provenzano, Amendola, Nardella, Decaro ma non si esclude una donna “purché di bella presenza“ E brava no?

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 18 Settembre 2022 - 10:08
Pd, il dopo Letta è già iniziato, addio comunque non scontato, scaldano i motori cinque papabili: Bonaccini, Provenzano, Amendola, Nardella, Decaro ma non si esclude una donna “purché di bella presenza“ E brava no?

Pd, il dopo Letta è già iniziato, addio comunque non scontato, scaldano i motori cinque papabili: Bonaccini (nella foto), Provenzano, Amendola, Nardella, Decaro ma non si esclude una donna “purché di bella presenza“ E brava no?

Nel Pd il dopo Letta e già iniziato, tira aria di congresso. Circolano pure i primi nomi. I corvi del malaugurio, già svolazzanti, non perdono tempo.

Se le previsioni dovessero essere confermate Enrico Letta finirà inevitabilmente sotto accusa. L’addio alla guida del partito non è però scontato. In una campagna elettorale in cui si è infilata addirittura Peppa Pig, non deve stupire che  ci sia già una “rosa dei favoriti “ (o presunti tali). Ci sta.

Ecco i papabili alla successione. Alcuni con fondamento, altri sono soltanto “pesci pilota” mandati in avanscoperta dai big dem burattinai.  Vediamo i più gettonati.

STEFANO BONACCINI PER IL NUOVO PD

Modenese, 55 anni, è il governatore della Emilia Romagna. Ha posizioni social liberali, appartiene all’ala riformista del Pd. Ha buoni rapporti con tutti, professa fedeltà. tuttavia è pronto a succedere a Letta. Così come era pronto nel 2014 a succedere a Vasco Errani, storico esponente del PCI, nei dem dalla fondazione (2017). E ce l’ha fatta. Occhio, è in pole.

PEPPE PROVENZANO

È il vice di Letta. Siciliano di Caltanissetta, 40 anni, laureato a Pisa in scienze giuridiche (+ dottorato al Sant’Anna) è stato ministro per il Sud nel secondo governo Conte. Ha scritto un libro interessante, ricco di contenuti e proposte. Titolo:”La sinistra e la scintilla. Idee per un riscatto”, editore il romano Donzelli, gruppo Feltrinelli. C’è tutto il suo pensiero. Da leggere.

ENZO AMENDOLA

Napoletano, 48 anni, ministro (senza portafoglio) con Conte e sottosegretario con Draghi. È molto radicale su posizioni come ambientalismo, lavoro, politiche sociali. Convinto sostenitore  del collocamento italiano nel campo Atlantico (Nato, alleanza militare, 30 membri) a fianco degli Stati Uniti  d’America. Puntano su Amendola i big dem, in testa Franceschini con l’ala sinistra (Orlando, Zingaretti, Cuperlo, Bettini), il PSI, l’Art.1 di Bersani.

DARIO NARDELLA DA FIRENZE AL PD

È sindaco di Firenze dal 2013. Ha sostituito Matteo Renzi. Originario di Torre del Greco (Napoli), genitori pugliesi, si è trasferito  Firenze all’età di 14 anni. Il suo pallino ricorrente? Dare spazio ai sindaci nella direzione del partito. In più:  coltivare le politiche di inclusione e innovazione sociale. Fa parte del Comitato europeo delle Regioni (sede a Bruxelles), l’assemblea dei rappresentanti locali che consente di far sentire la propria voce all’interno del quadro istituzionale europeo. Si è già fatto notare.

ANTONIO DECARO

Sindaco di Bari dal 2014, ingegnere, 52 anni è anche presidente dal 2016 dell’ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (aderiscono 7.134 Comuni), ruolo in cui è subentrato a Piero Fassino. “Il suo nome avanza per il post-sconfitta come anti-Bonaccini“ ha scritto lunedì 13 settembre “il Fatto Quotidiano “ di Travaglio. Avanza ma, al momento, con poche chance. Si vedrà .

ALTRI NOMI PER IL PD

Per ora c’è solo il nome della piacentina Paola De Micheli, 49 anni, già sottosegretario con Gentiloni e Conte nonché Ministro delle Infrastrutture e Trasporti subito dopo Toninelli. La spinge un ticket di Bonaccini  (“cerchiamo una donna radicata nel territorio, riformista, bella presenza”) ma ha tutta l’aria di un pesce pilota. Ufficialmente i big  stanno coperti. Aspettano prudentemente l’esito delle urne. Ma se Letta facesse peggio di Renzi alle Politiche del 2018 – 18,7%, coalizione al 22,8% –  il biglietto di ritorno a Parigi non glielo negherebbe nessuno. Anzi.