Pd e elezioni europee/ D’Alema si consola con un professore: noi miriamo alla qualità dei candidati? E i voti?

Pubblicato il 8 maggio 2009 14:25 | Ultimo aggiornamento: 9 maggio 2009 12:29

Massimo D’Alema ha presentato la candidatura di Roberto Gualtieri, 42 anni, insegnante di storia contemporanea all’Università di Roma, alle elezioni europee e sottolinea la qualità delle liste del Pd, che rappresentano uno sforzo verso il rinnovamento della classe dirigente. Gualtieri è anche vice direttore dell’Istituto Gramsci e ha lavorato per la fondazione di D’Alema, Italianieuropei.

Il Pdl, invece, ricorre a “metodi creativi”. L’ex presidente del consiglio ha messoin  evidenza il modo e i contenuti con cui Gualtieri ha scelto di aprire e condurre la sua campagna elettorale, “che appare quasi fuori moda, anzi oserei dire fuori posto ma che è una risposta alla volgarità’ del dibattito pubblico e politico nel nostro Paese. Non so – aggiunge – se la sua sfida programmatica riuscirà a intrecciare gli altri interlocutori con cui credo sarà molto difficile un confronto sul futuro dell’Europa”.

D’Alema ha parlato anche di rinnovamento della classe dirigente, che in Italia “viene affrontato in vari modi, alcuni particolarmente creativi”, dice riferendosi al centrodestra e al dibattito sulle candidature di veline e personaggi dello spettacolo. Il contesto in cui si svolge la campagna elettorale, osserva D’Alema, “e’ quello di un’Italia che gioca un ruolo molto marginale e il rischio e’ di fare di questo voto un’occasione di verifica di popolarita’ e una prova di forza all’interno della maggioranza, in un vuoto culturale e politico”.

Compito del Pd è quindi quello di reagire incentrando la discussione sull’importanza che riprenda il processo europeo di aggregazione, perche’ c’e’ il rischio che l’Europa, proprio di fronte alla crisi, perde definitivamente di importanza. La qualita’ dei candidati del Pd, conclude D’Alema, “ci aiuta a dare un tono a questa campagna elettorale, senza essere spaventati dai sondaggi, perche’ ci sono dei momenti in cui un grande partito riformista deve sì avere l’obiettivo di prendere piu’ voti possibili, ma non puo’ rinunciare alla qualita’”.

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