Pd, Letta e D’Alema: “Col Terzo polo!”. Di Pietro: “Con noi e Vendola”. Bersani: “Perchè non con tutti?”

Pubblicato il 16 Dicembre 2010 20:11 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2010 20:11

Il Terzo Polo è ancora in culla ma nel Pd ha già avuto l’effetto di accelerare un processo in corso da alcuni mesi. Un pressing sempre più deciso è partito nei confronti del segretario Pier Luigi Bersani perché tagli ora i ponti con i vecchi alleati, Idv e Sel, e scelga il partito di Fini e Casini come partner per presentarsi al voto, che a tutti sembra più vicino.

Antonio Di Pietro fiuta l’aria e lancia un ultimatum al Pd: “Il matrimonio è pronto, sposiamoci”. Ma Enrico Letta, grande sponsor insieme a Massimo D’Alema dell’intesa con Udc e Fli, lo gela negando “matrimoni in vista”. Per indole e per strategia politica, Bersani tende ad includere. A maggior ragione, dopo l’uscita di Fli dalla maggioranza, il segretario è convinto del ruolo centrale del Pd non solo in Parlamento per definire strategie comuni di opposizione ma anche in vista del voto.

“Dobbiamo andare avanti così, dialogando con tutte le opposizioni, non è il momento di lasciare a terra nessuno, poi si vedrà”, è la linea che Bersani sostiene con i suoi interlocutori e dovrebbe ribadire nella direzione del 23 dicembre. Ma a lavorare ai fianchi del segretario per una svolta a favore del Terzo Polo, sono soprattutto Massimo D’Alema ed Enrico Letta, da tempo in rotta contro l’oltranzismo di Di Pietro.

Il presidente del Copasir, in particolare, a quanto raccontano, è molto attivo in questi giorni in un’opera di convincimento presso i vari big del partito. Da sempre sul tema alleanze, il Pd è una babele di voci. E così chi appoggia l’attendismo del segretario, invita alla prudenza anche perché il Terzo Polo è appena nato e non si sa se la campagna acquisti del premier provocherà uno smottamento nel partito di Fini. Mentre chi chiede a Bersani il coraggio di rivoluzionare le alleanze sostiene che la scelta vada fatta adesso anche per avere il tempo di far digerire agli elettori, che vengono da una storia di sinistra, la svolta.

Nell’intricata galassia democratica, Walter Veltroni ed il suo Movimento Democratico si trovano in una posizione intermedia, contrari all’idea di rifare la gioiosa macchina da guerra del ’94, dove la sinistra ando’ al voto separata dal centro. Ma fedele al principio che le alleanze vadano fatte al termine di un cammino innovatore e maggioritario del Pd. Se Bersani studia la sua proposta “di cambiamento e grande unità”, chi sente minacciata l’alleanza, come l’Idv, alza subito le barricate. Di Pietro dà 24 ore di tempo al Pd e a Vendola per dar vita ad “un’alleanza alternativa a Berlusconi” che però escluda il Terzo Polo: “Il matrimonio è pronto, sposiamoci”. Nessun unione “perché non c’é nessun fidanzamento” è il niet di Enrico Letta mentre Bersani invita l’alleato ad aspettare la direzione del 23 dove il Pd disegnerà “una grande forza di centrosinistra che vada non solo contro Berlusconi ma anche oltre”.