Pd, lettera dei 15 al Corriere: “Vogliamo Monti anche dopo il 2013”

Pubblicato il 10 luglio 2012 9:55 | Ultimo aggiornamento: 10 luglio 2012 10:05
pietro ichino, senatore del partito democratico

Pietro Ichino (foto Lapresse)

ROMA – Una parte del Pd è pronta a sostenere Monti senza se e senza ma: 15 esponenti del partito hanno scritto una lettera al Corriere della Sera in cui chiedono che il premier duri anche dopo la fine del suo mandato, nel 2013. Tra i firmatari della lettera ci sono Pietro Ichino e Marco Follini. I 15 hanno anche annunciato che il 20 luglio ci sarà un’assemblea interna al partito in cui si discuterà proprio di questo.

Ecco alcuni estratti della lettera: ”Intendiamo promuovere nel Pd una trasparente discussione sulle strade che vanno intraprese perche’ obiettivi e principi ispiratori dell’agenda del governo Monti – collocati dentro un disegno almeno decennale di cambiamento del Paese – possano travalicare i limiti temporali di questa legislatura e permeare di se’ anche la prossima”

Il governo Monti, si legge nella lettera, va sostenuto ”con piena convinzione’‘ fino alla scadenza naturale della legislatura, nella primavera del 2013. ”I termini essenziali dell’agenda riformatrice dei prossimi mesi sono chiari: incisiva e coraggiosa revisione della spesa pubblica, per conseguire il pareggio strutturale di bilancio, per ridurre l’imposizione fiscale sul lavoro e l’impresa, per tornare a investire sulla formazione del capitale umano, sulla ricerca e sull’infrastrutturazione del Paese, per introdurre maggiori elementi di equita’ intergenerazionale nel sistema del welfare”.

La lettera si conclude così: ”Nel breve, devono derivare da risparmi di spesa le risorse necessarie per centrare l’obiettivo del pareggio strutturale senza ricorrere – dal primo ottobre prossimo – al già deliberato aumento delle aliquote Iva, che finirebbe per approfondire la recessione in atto. E’ in questo contesto che noi vogliamo operare, nell’immediato, per il pieno superamento, nel Partito democratico” di ”ogni residua ambiguità sul giudizio circa l’azione svolta fino a oggi dal governo Monti”.