PD: minoranze critiche con Bersani, mancata gestione plurale

Pubblicato il 15 Gennaio 2010 10:08 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2010 10:08

Pierluigi Bersani

Acque agitate all’interno del PD dove le minoranze sono passate all’attacco nella riunione del coordinamento politico,  la cosiddetta riunione del caminetto. Il segretario Pierluigi Bersani è stato criticato da Dario Franceschini, Piero Fassino e Ignazio Marino per l’assenza della gestione plurale durante la scelta delle candidature per le regionali, gestione plurale che era stata promessa dopo il congresso.

Nell’incontro dell’altra  sera il candidato del Pd alle primarie in Puglia, Francesco Boccia, aveva lasciato intendere di voler fare un passo indietro: «Nessuna persona sana di mente può essere disposta a candidarsi a queste condizioni», aveva detto. Ma dal “caminetto” ha avuto il pieno sostegno ad andare avanti.

Bersani ha aperto il suo intervento difendendo il lavoro fin qui svolto per le regionali, Franceschini è intervenuto per primo sottolineando come non ci sia stata una consultazione delle minoranze per la scelta dei candidati nelle diverse regioni. Di qui l’impasse raggiunta in diverse regioni, come la Puglia o l’Umbria. Per quanto riguarda quest’ultima Franceschini ha ribadito che in campo c’é sempre la candidatura di Mauro Agostini, ed ha sottolineato che in Puglia se verranno accettate le primarie Area Democratica sosterrà lealmente Francesco Boccia, in quanto candidato del partito.

Anche Ignazio Marino non ha risparmiato le sue critiche, dopo che Bersani aveva sostenuto la tesi che le primarie si devono svolgere solo laddove sono necessarie: le primarie, ha sottolineato il senatore chirurgo, sono uno strumento con cui coinvolgere l’elettorato non solo sui nomi dei candidati ma anche sul progetto politico e sul programma, e quindi andrebbero svolte sempre. Non sono mancate poi le critiche sulla subordinazione del Pd all’Udc, non solo in Puglia ma anche in Calabria.

Ed a tale riguardo sono state messe sotto accusa  le recenti affermazioni fatte in quest’ultima regione da Bruno Censore, esponente calabrese vicino ad Enrico Letta, il quale ha proposto di cedere la candidatura all’Udc pur di agganciare questo partito: se si vuole allargare la coalizione verso l’Udc va bene, ha detto Franceschini, ma qui non si sta allargando l’alleanza bensì la si sposta verso il centro, visto che ai centristi viene sacrificata l’area della sinistra radicale con cui il Pd amministra le regioni da cinque anni.