Pd, no automatismo segretario-premier. Renzi: “Instabilità non sia una scusa”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 21 settembre 2013 13:01 | Ultimo aggiornamento: 21 settembre 2013 13:01
Pd, no automatismo segretario-premier. Renzi: "Instabilità non sia una scusa"

Matteo Renzi (Foto Lapresse)

ROMA – Pd, su congresso e primarie si è trovato l’accordo. Ma non sulle regole. Ma Matteo Renzi dal palco dell’Assemblea attacca il governo Letta: “Bisogna assumersi delle colpe. L’instabilità non sia una scusa”.

Nella bozza di regolamento, che dovrà essere votata dall’Assemblea, salta l’automatismo tra segretario e candidato premier del partito. L’8 dicembre si terranno le primarie per eleggere il segretario, il 27 settembre si terrà invece la direzione nazionale che approva il regolamento. Le candidature andranno presentate entro l’11 ottobre.

In base alla bozza il candidato premier verrà scelto attraverso delle primarie di partito o di coalizione alle quali potranno essere candidati sia il segretario sia altri iscritti al Pd. Per votare si pagheranno due euro.

Solo che questa bozza non convince tutti. Già sulla data l’intesa manca. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi ironizza: “Prima era il sette novembre, poi il 15 dicembre. Basta che non sia a Natale, abbiamo già perso l’Immacolata Concezione”.

Ma per il viceministro all’Economia Stefano Fassina “La data del congresso è compatibile con festa dell’Immacolata”. In ogni caso la data non cambierà e non sarà sottoposta al voto dei delegati.

Per l’ex segretario Pier Luigi Bersani “Invece di impuntarsi sulla data sui sarebbe potuto riflettere meglio sulle modalità per snellire le procedure e probabilmente si sarebbe arrivati comune all’8 dicembre. L’accordo comunque va bene, superare l’automatismo delle figure di segretario e candidato premier va bene, che ci siano prima i provinciali va benissimo”.

INTERVENTO DI RENZI – Sabato mattina Renzi è intervenuto all’Assemblea a Roma. “Sono qui per dirvi che sogno un partito democratico che abbia l’ambizione di governare il Paese e, lo dico a Fassina, di governare l’Italia da soli. La linea la dobbiamo dare noi. La crisi non è crisi del modello della destra, cui dobbiamo corrispondere con la nostra proposta. La crisi della politica interpella tutti noi. In questi 20 anni abbiamo governato anche noi, ci siamo stati anche noi. Se non siamo in grado di interpretare il cambiamento è un nostro problema. Se dovessi essere sconfitto sarei in prima fila, accanto a Gianni Cuperlo”.

E poi un pensiero al premier Letta: “Mi rivolgo a Enrico, che va sostenuto, ma dire che sullo sforamento del deficit-Pil  compito del governo è farsi carico di un problema che deriva dall’instabilità politica è ingiusto. È antipolitica. In politica nessuno si prende mai la colpa. Ieri il presidente del Consiglio ha spiegato perché abbiamo sforato i limiti sostenendo che è colpa dell’instabilità. O si ha il coraggio di mettere in discussione il limite del 3%, cosa che fanno anche molti economisti, da Krugman in giù, o si sostiene che ora si rimetteranno le cose a posto e si rientra nel parametro. Sono due atteggiamenti giusti. Non è giusto invece dare la colpa all’instabilità. È questo che crea l’antipolitica, dare sempre la colpa a qualcun altro”.