Pd. Primarie per i parlamentari contro il Porcellum? Rottamandi contro Bersani

di Warsamè Dini Casali
Pubblicato il 5 Dicembre 2012 10:08 | Ultimo aggiornamento: 5 Dicembre 2012 10:56
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Primarie anche per la scelta dei parlamentari? Bersani dice sì, i baroni Pd no

ROMA – Primarie per scegliere i parlamentari del Pd (e del centro sinistra) per neutralizzare le liste bloccate del Porcellum? Portato a casa il successo alle primarie che lo hanno incoronato candidato premier del centrosinistra, per Bersani è iniziata la partita, complicatissima, della formazione delle liste elettorali. Il tempo che resta prima del prossimo voto sembra assottigliarsi sempre di più, visto l’arroccamento del Pdl per conservare il Porcellum e far naufragare ogni tentativo di riforma della legge elettorale. Che, come sappiamo, non  riguarda solo il premio di maggioranza nell’assegnazione dei seggi: l’altro macigno da rimuovere è il sistema più odiato dagli elettori di ogni fazione per la scelta dei candidati, vale a dire le liste bloccate, ovvero la selezione dei parlamentari quale diretta emanazione delle segreterie politiche invece del radicamento sul territorio, il merito personale, il talento del potenziale candidato ecc..

Bersani, forte delle ampia legittimazione, si è mostrato molto disponibile a una nuova tornata di primarie (parlamentarie è un termine davvero osceno): “Come si può dubitare che uno come me, che ha fatto le primarie, non le farà anche per i parlamentari?”. E, infatti, nessuno dubita del segretario (che fra l’altro così sarebbe sollevato dall’ingrato compito di dire a qualche personalità “sei fuori”). Si dubita invece proprio dei notabili, i “baroni”, gli scampati alla furia rottamatrice che, nemmeno il tempo di un sospiro di sollievo, si ritrovano precipitati nell’incubo renziano di un rinnovo drastico della classe dirigente.

A dar retta al quotidiano Libero (a pensar male spesso si coglie nel segno), passata la sbornia, il segretario Bersani deve gestire il malcontento dei deputati che di altre primarie non vogliono sentir nemmeno parlare e, contestualmente, accontentare le correnti interne che gli presentano il conto. Secondo Libero circolano nella segreteria questo tipo di biglietti di prenotazione seggi: Fioroni 33, Rosy Bindi 20, Dario Franceschini 45, Enrico Letta 20, Walter Veltroni 21. Il contingente di Bersani è fermo 41, mentre con Renzi bisognerà trattare prima o poi.

Comunque, primarie sì, ma come? Prima obiezione: è troppo tardi se si dovesse votare già il 10 febbraio. Per gli habituè del Parlamento a rischio rottamazione va bene la formula “ampia consultazione” come ha detto Bersani, nel senso che ci si deve dimenticare di primarie aperte a tutti: a loro piacerebbero limitate agli iscritti del Pd (600 mila elettori), o al massimo agli iscritti alle ultime primarie (3,1 milioni). La scusa è il rischio di infiltrazioni destrorse. Contrarissimi i renziani, che voglio allargare il cerchio. Pippo Civati è il più motivato, anche perché con il senatore Salvatore Vassallo ha già steso una bozza di regolamento a gennaio, poi velocemente occultata perché non apparisse come la prova provata che il Pd voleva tenersi il Porcellum.

La bozza Civati/Vassallo prevede (apprendiamo da Il Fatto Quotidiano): “candidatura previa consegna di firme degli iscritti, le preferenze su territorio provinciale, la doppia preferenza  di genere e una ripartizione nelle liste già prevista sulla base del numero degli eletti democratici alle ultime elezioni”. Un po’ di folklore per concludere. Marina Magistrelli, accreditata come prodiana, propone che si possa candidare solo chi ha già un lavoro, per scongiurare la piaga dei politici di professione ai quali, dice la senatrice, “saremo costretti a trovar lavoro fino alla pensione. Un onere che le comunità locali non hanno nessuna voglia di accollarsi”.