Pd, Renzi va da Epifani: incontro di novanta minuti sul futuro del governo Letta

di Daniela Lauria
Pubblicato il 12 settembre 2013 19:58 | Ultimo aggiornamento: 12 settembre 2013 20:06
Pd, Renzi va da Epifani: incontro di novanta minuti sul futuro del governo Letta

Matteo Renzi, Guglielmo Epifani (Foto Lapresse)

ROMA – Novanta minuti lunghi quanto una partita di calcio, tolto il divertimento e con tutta la tensione di un’attività agonistica. L’incontro tra il segretario del Pd, Guglielmo Epifani,e il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sul futuro del governo Letta è avvenuto nelle segrete stanze della sede del partito a Largo del Nazareno. Ma all’uscita il rottamatore è sgattaiolato dalla porta posteriore e il traghettatore non favella.

O meglio, ribadisce che il discolo Renzi filerà dritto: “Renzi tante volte ha detto che non è sua intenzione creare problemi al governo e nell’incontro di oggi mi ha confermato quello che poi ha detto”. “Credo – ha aggiunto Epifani – che sarebbe un gravissimo errore, nel momento in cui c’è un governo che sta affrontando tra mille difficoltà i problemi del Paese chiedere al Pdl responsabilità e non farlo noi che abbiamo alla guida uno dei nostri”.

Già, lo ha detto tante volte e poco prima del suo ingresso, Matteo Renzi, ha risposto così ai cronisti che lo attendevano: “Sul governo ho già detto tutto”. E altrettanto sibillinamente ha aggiunto: “Non credo proprio che parleremo di regole”. Intendendo le regole del Congresso dei Democratici che da mesi agitano le varie correnti del Pd.

Cosa si siano detti Renzi ed Epifani resta un mistero. Il colloquio si è tenuto all’indomani delle dichiarazioni rilasciate dal sindaco di Firenze nel corso della trasmissione “Porta a Porta“. Le parole del post-rottamatore hanno fatto storcere parecchi nasi in casa Pd: nel tentativo di scrollarsi di dosso l’etichetta di democristiano Matteo Renzi non ha risparmiato nessuno. “Io non sono mai stato democristiano. Non sono mai stato nel giovanile della Dc dove c’erano Franceschini e Letta – ha detto – Quando ho iniziato a votare c’era Berlusconi ma non la Dc. Vengo dagli scout e dal mondo parrocchiale, poi sono cresciuto nell’Ulivo di Prodi”.

Arrivando a dare del doroteo al suo stesso segretario. “Tutto mi sento tranne che metodologicamente democristiano: loro non dicevano le cose in faccia, io tutto sono tranne che così”. “Nel Pd ci sono molti più democristiani che nella Dc di allora: Epifani è più doroteo di quanto lo sia io“, ha aggiunto.