Pd sconfitto alle urne: futuro legato al Pdl (Antonio Polito, Corriere Sera)

Pubblicato il 8 Aprile 2013 6:52 | Ultimo aggiornamento: 8 Aprile 2013 0:27
antonio polito

Polito: il futuro del Pd è legato al Pdl

Tre concetti fondamentali a proposito del Partito democratico:

1. “Se il Pd è un partito e non una «ditta» la cui ragione sociale è la mera prosecuzione della specie di chi lo dirige, è ora di riconoscere come stanno le cose e di cambiare tattica e strategia, o di cambiare leadership.

2. “Il futuro del Pd è in un sistema bipolare in cui l’avversario lo scelgono gli elettori, non nella supponenza di rappresentare l’unico elettorato moralmente degno. Beppe Grillo non è il suo alleato naturale, ma la talpa che gli scava il terreno sotto i piedi.

3. “La Rete e le sue minoranze attive non equivalgono al Paese, il quale non premierà chi è più zelante nel dannare il nemico, ma chi è più efficace nel salvare la casa comune”.

Antonio Polito, che ne ha scritto sul Corriere della Sera, è un ex impiegato della ditta,quella originale, il Pci, essendo cresciuto in provincia di Napoli all’ombra di Antonio Bassolino, passando dall’ Unità prima di arrivare a Repubblica, da cui uscì vice direttore per diventare parlamentare di una delle mutazioni del Pci – Pds – Ds – Pd e dirigere infine l’ora defunto Riformista.

Polito sta vivendo forse la sua stagione migliore: scrive bene, ha buon senso, dice cose che pochi hanno il coraggio anche solo di pensare, a sinistra. Forse perché di sinistra Polito non lo è più o forse perché si è liberato dai paraocchi del pensiero unico del boia chi molla.

L’esame dello stato evolutivo o involutivo del Pd parte da una domanda: che cosa sia esattamente il “governo Bersani“. Polito non risponde ma aggiunge:

“Andrebbe chiarito, perché all’inizio era un accordo con Beppe Grillo su otto capitoli di programma; a metà era diventato un tentativo di spaccare il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo ottenendo il voto di un gruppo di dissidenti; alla fine era la richiesta a Berlusconi — pur senza mai nominarlo — di consentire la nascita di un governo di minoranza; in ogni momento ha presunto un sostegno di Mario Monti che non è mai stato né contrattato né promesso. Nel caso dovesse risorgere dallo stato di crio-conservazione in cui si trova, in quale di queste incarnazioni si presenterebbe per farsi dire di no dal giovane e scalpitante sindaco di Firenze, Matteo Renzi?”.

Secondo Polito, il «governo Bersani»

“è uscito battuto dalle urne, e il Pd non uscirà dalle sue angosce finché non ne prenderà atto e non affronterà seriamente, come si faceva un tempo, l’analisi del voto”.

E’ fallito il progetto elettorale di

“un fronte unito delle sinistre”,

affidando al Porcellum il compito di fare

“il miracolo di trasformare una minoranza in una maggioranza, grazie alla debolezza del fronte opposto”.

Ma, scandisce Polito,

“la sinistra da sola in Italia non può vincere perché è da sempre una minoranza troppo piccola”.

E ricorda:

Palmiro Togliatti e Pietro Nenni, che pure non erano Pierluigi Bersani e Nichi Vendola, ottennero appena un po’ di più di loro, sfiorando il 31% nel 1948; Enrico Berlinguer superò al suo apice il 33%.

“Le elezioni del 2013 sono state la più sferzante conferma di questa legge della politica italiana, perché anche di fronte a un tracollo della destra l’elettorato ha preferito creare un terzo polo pur di non consegnare il governo alla sinistra”.

E invece

“il gruppo dirigente che si raccoglie intorno a Bersani ha letto il voto come il segno di una epocale svolta a sinistra dell’elettorato italiano, che avrebbe premiato Beppe Grillo solo perché il Pd era stato troppo timido nel suo pur antico anti-berlusconismo”.

E così Bersani

“ha prima offerto al Movimento 5 Stelle la testa di Berlusconi (ineleggibilità vent’anni dopo e arresto appena possibile), e perché oggi punti a tornare nella direzione da cui proviene fondendosi con Vendola e affidandosi a Fabrizio Barca”.

Invece, la conclusione di Antonio Polito è che

“Pd e Pdl sono condannati a ricostruire insieme una democrazia funzionante, o a perire nel rogo del sistema democratico. Il giaguaro non è stato smacchiato e anzi è comparso pure un altro gattone dotato di artigli affilati”.