Pd: “Mille euro in meno per i deputati”

Pubblicato il 27 settembre 2012 12:12 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2012 12:22
Pierluigi Bersani

Pierluigi Bersani (Lapresse)

ROMA – Mille euro in meno ai deputati, portare le indennità a 4 mila euro e rotti alla pari dei sindaci di città con più di 250 mila abitanti, come Firenze per intenderci, e una bella sforbiciata anche alla diaria: le spese saranno rimborsate solo ai non romani, che dovranno giustificarsi con tanto di ricevute. E’ la strategia scelta dal Pd in un clima crescente di tensioni dopo gli ultimi scandali alla regione Lazio e tradotta in una proposta di legge depositata giovedì 27 settembre in Parlamento.

Gioca d’anticipo Pierluigi Bersani, per cercare di sedare gli animi rivoltosi di quanti non ne possono più di costi della politica esorbitanti. Per rispondere a chi, a ragione, chiede: “Ma se stavate lì anche voi, come mai ve ne siete accorti soltanto ora?”. Ma gioca d’anticipo soprattutto rispetto ai suoi avversari a sessanta giorni dalle primarie: rispetto a Matteo Renzi, che da giorni va in giro col suo camper a dire che gli stipendi dei deputati devono essere gli stessi dei sindaci. E rispetto al governatore della Puglia Nichi Vendola che, per non essere da meno, si è tagliato lo stipendio “già portato al di sotto della retribuzione dei parlamentari” di altri 50 mila euro.

La proposta di legge, che oggi varcherà le porte di Montecitorio, porta la prima firma del questore della Camera, Albonetti e di altri 8 deputati, non quella di Bersani. Che però ha dato il suo ok due giorni fa. Nelle intenzioni del Pd anche quella di ridurre le paghe ai consiglieri regionali e andare definitivamente oltre la storica legge del 1965 che equipara le indennità dei deputati a quelle dei giudici di Cassazione.

“Così come diminuiscono le risorse per il Paese, devono diminuire per la politica”, spiega Rosi Bindi che aggiunge: “Bisogna imporre alle regioni di tagliare una fonte enorme di spreco come i gruppi monoconsiliari. E ai deputati lasciare solo le indennità, togliendo i forfait, le spese giustificate si rimborsano e i collaboratori li paga la Camera”.