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Ora il Pd ci crede: il governo può cadere, pronti alla transizione

Pier Luigi Bersani

Il Pd ci crede che il governo Berlusconi possa cadere alla ripresa dei lavori parlamentari a settembre; anzi, questo e’ il ”primo obiettivo” condiviso da tutti, da Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema a Dario Franceschini e Walter Veltroni. E tutti sono pronti a un ”comitato unitario” di gestione della crisi, con la prospettiva di andare verso un ”governo di transizione”, nel quale, ci si deve alleare ”con il centro ma anche con la destra”, come ha detto D’Alema.

Stamani alla Camera, Bersani ha chiesto a Berlusconi di venire alle Camere a riferire sulla crisi. Il Pd non accetta la tesi che la crisi riguardi solo il Pdl e non investa il governo. ”Non si pensi che e’ agosto e che si vada a finire a tarallucci e vino. Il Presidente del Consiglio venga in Parlamento”, ha insistito Bersani. Subito dopo si e’ riunito il gruppo parlamentare della Camera, a cui ha preso parte anche Anna Finocchiaro e i senatori ancora a Roma. E qui hanno preso la parola tutti i big, che hanno fatto registrare una inedita unita’ sia di analisi che di proposte. Bersani ha ribadito la propria convinzione che ”siamo oltre le Colonne d’Ercole del berlusconismo, ed ora si naviga in acque sconosciute”.

A suo giudizio, al di la’ dello scontro con i finiani, il governo non ce la fara’ a tenere a settembre, per le troppe contraddizioni. Sara’ impossibile tenere insieme il partito del Nord e quello del Sud sui decreti attuativi del federalismo. Per non parlare dei temi istituzionali: ”immaginate cosa faranno i finiani di fronte al processo breve”, ha osservato. Insomma ci si deve preparare a ”una fase di transizione”, di fronte alla quale il segretario ha assicurato una ”gestione unitaria” dentro al partito. D’Alema ha condiviso l’ analisi ed ha ammonito: in un eventuale governo di transizione, per superare definitivamente Berlusconi, dobbiamo essere pronti ad allearci con il Centro, e anche con la destra o con sue parti. D’Alema ha poi sottolineato un altro aspetto: in caso di crisi di governo, la necessita’ di evitare le urne e di andare a un esecutivo di transizione, sarebbe dettata non solo dalla crisi economica, ma anche dagli impegni internazionali dell’Italia. Non vanno sottovalutate le parole di ieri del ministro La Russa sull’Afghanistan. Tutti hanno concordato, da Dario Franceschini a Piero Fassino a Walter Veltroni che si e’ detto ”disponibile” a un comitato unitario di gestione della crisi.

E il primo obiettivo e’ far cadere il governo, il che va perseguito con tutti i mezzi parlamentari. Tanto e’ vero che e’ iniziato immediatamente un ostruzionismo in aula sui decreti Tirrenia ed energia. Nel pomeriggio Bersani, Finocchiaro e Franceschini sono saliti dal presidente Napolitano, al quale hanno spiegato la loro posizione e la richiesta di portare la crisi in Parlamento. Bersani punta ad un ”governo per le regole” con al primo punto la riforma elettorale, oltre all’economia e la gestione delle questioni internazionali. E all’ora di cena ecco ”il caminetto”, primo atto della gestione unitaria. Nell’assemblea pero’ sono emerse le preoccupazioni di quanti temono che alla fine si vada a cadere su un sistema elettorale proporzionale, decretando la fine del bipolarismo. ”Non si torna indietro”, ha garantito Bersani che vede, dopo la fase di transizione, un confronto ”in una logica bipolare”. Il ritorno al passato e’ escluso categoricamente da Rosy Bindi: ”I nostri elettori non lo capirebbero mai, proprio per evitare ritorni al passato abbiamo fatto il Pd”.

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