Pdl ristrutturato: Alfano segretario con l’acqua di Lourdes, Bondi coordinatore alla “filosofia”

di Alessandro Camilli
Pubblicato il 2 giugno 2011 14:48 | Ultimo aggiornamento: 2 giugno 2011 14:48

ROMA – Popolo della Libertà, ora di cambiare. Dopo la batosta elettorale è il momento di ristrutturare il primo partito italiano. Ristrutturare, non rivoluzionare. “Non si pensa al dopo Berlusconi ma a rilanciare il partito dei moderati con un giovane come Alfano” le parole dell’ex “acquirente a sua insaputa” ed ex ministro Scajola. Cambiamento sì, ma fino ad un certo punto. Berlusconi resta il faro, il capo, una vignetta in prima pagina su Il Mattino gentilmente ironizza e per nulla esagera: “gli resta un ruolo marginale: il proprietario”. Ma da oggi, anzi da quando il Pdl modificherà il suo statuto, avrà a fianco  un segretario nazionale, che risponderà al nome di Angelino Alfano. Il futuro ex ministro della giustizia, che ha promesso di lasciare il suo incarico di governo anche se ancora non l’ha fatto, andrà quindi a ricoprire un ruolo che né in Forza Italia prima né nel Pdl dopo era nemmeno previsto: quello del segretario nazionale. Come nei partiti tradizionali. E cosa sarà dei tre ex coordinatori nazionali Bondi, La Russa e Verdini? Tranquilli, non saranno rottamati. Titola Il Tempo, quitidiano di destra: “Alfano sale, nessuno scende”. Appunto, i tre avranno delle deleghe ad hoc, ma emanate dal segretario.

Nasce e prende forma dunque un nuovo Pdl. Nuovo ma non diverso. Nuovo per cercare di rispondere ai problemi evidenziati dal tracollo subito alle ultime amministrative ma non diverso perché sempre emanazione del Capo, di Berlusconi. Il volto del cambiamento sarà rappresentato da quello che si definisce un uomo buono, un “angelino”, Alfano. Il guardasigilli designato suo delfino dal Cavaliere in persona, salvo repentina smentita, avrà in mano la guida del Pdl. Ai tre a questo punto ex coordinatori una delega ciascuno, per non scontentare nessuno. Denis Verdini avrà la delega all’organizzazione. Ha o no organizzato i Responsabili? Ignazio La Russa, rimanendo ministro della difesa, avrà la delega alla propaganda. Propganda come si diveca una volta, non comunicazione. Discutibile scelta terminologica, ma di comunicazione qualcuno si deve pur occupare, e chi meglio di un oratore quale il vulcanico ministro? Infine Bondi, l’ex ministro dei beni culturali, bidimissionario, da ministro e da coordinatore, avrà la delega alla “filosofia del partito” o alla “filosofia dei valori”, l’esatta definizione non è stata ancora varata. Che vuol dire? Non è chiaro. Dovrebbe forse essere l’ideologo del partito, ma così fa tanto Suslov del Pcus, il che non è certo il caso. Allora i “valori”? In fondo è un poeta. Di certo il coordinatore con delega alla filosofia è una tessera sublime nel mosaico della realtà più vera di ogni sfrenata immaginazione.

Ma la vera novità partorita dal vertice pidiellino è la nomina di Angelino Alfano a segretario nazionale. Nomina ancora sulla carta e non nei fatti, per renderla reale il Pdl dovrà prima modificare il suo statuto introducendo la figura del segretario fino ad oggi sconosciuta. Ma sarà cosa di giorni, difficile immaginare che l’assemblea bocci la novità voluta dal Capo. E poi Angelino è l’uomo nuovo, piace a tutti ed è giovane. Piace ai colleghi cattolici perché è cattolico (ha studiato alla Cattolica) e, si sa mai, tiene una boccetta di acqua di Lourdes sulla scrivania. Piace ai laici per il piglio laico. Ai liberali per il piglio liberale. Piace ai suoi perché è leale. Perché è leale piace agli altri. Piace al Sud perché è meridionale. Piace al Nord perché è lavoratore. A Silvio Berlusconi piacque subito perché, sorpresa e stupore di brianzolo: «lei è un siciliano che parla italiano!». Piace ai suoi due bambini perché tutte le mattine li porta a scuola. Così piace anche ai genitori dei compagni dei figli, perché è uno di loro. Però, siccome quando porta i figli a scuola blocca il traffico con la scorta per un quarto d’ora, i genitori dei compagni dei figli lo hanno pregato di soprassedere, lui ha soprasseduto e adesso piace ancora di più. Piace al padrone di casa, che è Salvatore Ligresti (in via delle Tre Madonne in centro a Roma), e ai vicini, che sono Italo Bocchino, Mauro Masi, Chiara e Benedetta Geronzi. Piace perché è il nuovo, ma piace perché è così radicato nella tradizione da avere fatto in tempo a ricoprire l’incarico di segretario del movimento giovanile della Democrazia cristiana della sua città. Piace perché alla sera esce poco ma, se esce, esce bene e va a cena da Angelo Rizzoli, da Sandra Carraro o da Bruno Vespa. Piace perché tanta democristianità si riscatta nell’amore per Francesco Guccini, il cantautore della giustizia proletaria, di cui conosce la produzione a memoria. Si fa apprezzare da monsignor Rino Fisichella. Non manca mai al Meeting ciellino di Rimini. Si spinge spesso a Drò da Enrico Letta a tratteggiare i profili giovani della politica. Va al quartiere Brancaccio di Palermo, davanti alle telecamere di RaiDue, a sillabare il suo schifo per la mafia come scrive La Stampa. Piace a tutti e a nessuno spiace.

L’uomo perfetto quindi, forse persino troppo. Il nuovo Pdl ha dunque un volto nuovo, cioè, non nuovissimo visto che è quello dell’attuale ministro della giustizia. Diciamo non troppo usato. Un volto non troppo usato che svecchierà e modificherà il modo di far politica del centrodestra. Almeno un po’. Berlusconi rimane presidente e i tre coordinatori rimangono tali anche se come cavalieri senza cavallo. Più che una rivoluzione, un restyling.

Basterà questo a rilanciare il Pdl? Potrà l’acqua di Lourdes fare il miracolo di riavvicinare il Cavaliere ai suoi elettori? Potrà un ex democristiano in erba portare quella ventata di aria nuova che tutti gli elettori, a destra come a sinistra chiedono? Per Berlusconi la risposta è senz’altro affermativa. Ma in molti non ne sono altrettanto convinti. All’interno dello stesso Pdl ci sono dubbi, ma vale ancora la regola ferrea che il Capo non si critica mai apertamente, e quindi avanti tutta così.