Pdl: il vertice con Berlusconi per ora non porta a nulla, resta alta la tensione

Pubblicato il 27 settembre 2012 0:16 | Ultimo aggiornamento: 26 settembre 2012 23:51

ROMA – A fotografare l’esito del vertice con Silvio Berlusconi a palazzo Grazioli bastano i volti dei partecipanti che hanno lasciato uno dopo l’altro via del Plebiscito senza rilasciare nessuna dichiarazione. Volti tirati che non nascondono la tensione arrivata ai massimi livelli all’interno del partito. Lo tsunami che ha colpito il partito nel Lazio è solo l’ultimo dei problemi con cui Berlusconi deve fare i conti trovandosi di fronte un partito sempre più alla deriva. E la riunione di mercoledì, che serviva per fare il punto della situazione dopo lo show down di Renata Polverini, si è trasformata in un nulla di fatto, con una riconvocazione di tutto lo stato maggiore pidiellino per martedì prossimo.

Gli attimi di tensione non sono mancati, raccontano i presenti, così le richieste direttamente a Berlusconi da parte dei dirigenti che arrivano da An di maggior chiarezza sul futuro del partito. Berlusconi, raccontano, avrebbe preso ancora del tempo facendo però intuire la possibilità che alla fine non sia lui il candidato premier del Pdl se, come avrebbe spiegato al vertice del partito, riuscisse ad andare in porto l’operazione Montezemolo. Già perchè nel corso della riunione l’ex premier avrebbe ipotizzato la possibilità di chiudere seriamente un’intesa con il numero uno della Ferrari in accordo con i centristi. Un’ipotesi che però lascia molte perplessità tra i dirigenti pidiellini convinti che l’obiettivo del leader Udc non sia un’alleanza ma uno schema per drenare i consensi del Pdl.

Che Berlusconi guardi alla possibilità di non scendere in campo nell’eventualità si trovi un “papa nero” capace di aggregare tutto il polo dei moderati non è un mistero. Quello che appare evidente è che a condizionare ogni ragionamento è sempre un unico ostacolo: la nuova legge elettorale. La linea decisa al vertice è quella di andare avanti con il testo firmato da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello. Un compromesso che contiene preferenze e premio a partito.

Ma, al di là dell’ufficialità, sono le intenzioni poco chiare dell’ex capo del governo a mettere la componente ex anennina sul chi va là. Se il progetto di Berlusconi è rifondare un partito sulle ceneri di Forza Italia l’ideale è, spiegano dal partito, è che rimanga l’attuale sistema di voto . Il Porcellum, è la convinzione che si ha a via dell’Umiltà, porterebbe quasi sicuramente ad una scissione e la formazione di due partiti alleati tra loro. Ignazio La Russa boccia l’idea di una divisione, ma parlando degli scenari futuri spiega che ”in accordo con Berlusconi e Alfano si cerca il modo migliore per vincere. E se il modo migliore – spiega – è stare uniti a testuggine oppure formare falangi separate per colpire uniti, lo valuteremo e lo perseguiremo”.

La strada invece, spiegano, diventa più complicata se la legge dovesse rimanere quella attuale, con l’introduzione di un’unica modifica e cioè il premio al partito. Sullo sfondo resta poi il capitolo Lazio con la richiesta avanzata sia ad Alfano che al Cavaliere di sollecitare la Polverini a smettere con le accuse quotidiane al partito. Sul successore i giochi non sono stati ancora aperti, l’unico nome che gira nei capanelli di Montecitorio è quello di Gianni Letta come possibile commissario per la Regione prima di andare alle urne.