Pdl, Berlusconi mette fuori Fini: “Non c’è più compatibilità” e dovrà lasciare la presidenza della Camera

Pubblicato il 29 luglio 2010 21:38 | Ultimo aggiornamento: 30 luglio 2010 0:44

E’ rottura nel Pdl: Berlusconi ha messo fuori Fini dicendo che non è più “compatibile”, che non ha più la “fiducia” del partito e che deve lasciare la presidenza della Camera. La decisione è arrivata alla fine di un ufficio di Presidenza durato circa un’ora in cui si sono decise due cose: una sanzione contro tre tra i deputati più vicini al Presidente della Camera (Bocchino, Granata e Briguglio) e una dura censura alle posizioni dello stesso Presidente della Camera, ritenuto non più affidabile come figura di garanzia.

L’Ufficio di presidenza ha approvato a grande maggioranza un durissimo documento contro Fini e i suoi. A votare no al documento sono stati solo Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viepsoli, i tre componenti dell’ufficio di presidenza vicini all’ex leader di An. Granata, Bocchino e Briguglio sono stati deferiti ai probiviri. Poi Berlusconi è sceso in conferenza stampa e ha sparato a zero contro Fini. No comment di Gianfranco Fini, invece, agli esiti dell’ufficio di presidenza del Pdl. Al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio il presidente della Camera ha evitato di rispondere ai cronisti che gli chiedevano un commento.

Il documento: posizioni di Fini incompatibili. L’Italia necessita di profondi cambiamenti sia nella sfera economica che in quella politica e istituzionale. Cosi’ esordisce la bozza del documento finale votato questa sera dall’ufficio di presidenza del Pdl. “L’azione del nostro governo presieduto da Silvio Berlusconi e la nascita del Pdl rappresentano – e’ scritto nella bozza- ciascuno nella propria sfera, la risposta piu’ efficace alla crisi del Paese. Il governo ha dovuto agire nel pieno della crisi economica piu’ grave dopo quella del 1929, riuscendo ad evitare, da un lato, gli effetti piu’ dirompenti della crisi sul tenore di vita delle famiglie e dei lavoratori, e, dall’altro lato, preservando la pace sociale e la tenuta dei conti pubblici. Con la nascita del Pdl, dall’altra parte, la vita politica italiana ha fatto un ulteriore passo in avanti verso la semplificazione e il bipolarismo. Occorre aggiungere che, in questi anni, gli elettori hanno sostenuto e premiato sia l’azione del governo che la nuova realta’ politica rappresentata dal Pdl”.

“Immediatamente dopo il nostro congresso fondativo, tuttavia, e soprattutto dopo le elezioni regionali, sono intervenute delle novita’ che hanno mutato profondamente la situazione, al punto da richiedere oggi una decisione risolutiva. Invece di interpretare correttamente la chiara volonta’ degli elettori, nella vita politica italiana hanno ripreso vigore mai spente velleita’ di dare una spallata al governo in carica attraverso l’uso politico della giustizia e sulla base di una campagna mediatica e scandalistica, indirizzata contro il governo e il nostro partito, che non ha precedenti nella storia di un Paese democratico. L’opposizione, purtroppo, non ha cambiato atteggiamento rispetto al passato, preferendo cavalcare l’uso politico delle inchieste giudiziarie e le speculazioni della stampa piuttosto che condurre un’opposizione costruttiva con uno spirito riformista”.

“Cio’ che non era prevedibile e’ il ruolo politico assunto dall’attuale Presidente della Camera. Soprattutto dopo il voto delle regionali che ha rafforzato il governo e il ruolo del Pdl, l’on. Gianfranco Fini ha via via evidenziato un profilo politico di opposizione al governo, al partito ed alla persona del Presidente del Consiglio. Non si tratta beninteso di mettere in discussione la possibilita’ di esprimere il proprio dissenso in un partito democratico, possibilita’ che non e’ mai stata minimamente limitata o resa impossibile. Al contrario, il Pdl si e’ contraddistinto dal momento in cui e’ stato fondato per l’ampia discussione che si e’ svolta all’interno degli organismi democraticamente eletti”.