Pdl, “dimissioni di massa” show. Quagliariello fuori dal coro

di Redazione Blitz
Pubblicato il 27 settembre 2013 10:04 | Ultimo aggiornamento: 27 settembre 2013 10:04
Pdl, "dimissioni di massa" show. Quagliariello fuori dal coro

Pdl, “dimissioni di massa” show. Quagliariello fuori dal coro

ROMA – Pdl, sceneggiata “dimissioni di massa”. Quagliariello fuori dal coroDimissioni di massa, dimissioni in bianco: in calce alle lettere prestampata le firme di tutti i deputati e tutti i senatori dovrebbero sigillare la solidarietà al Capo, sfidando l’ira del Colle se è il caso, perché senza Berlusconi in Parlamento né falchi né colombe riconoscono più un Parlamento o un Governo. Che si tratti di un “golpe di fatto” Berlusconi lo ha spiegato ai suoi parlamentari, uno per uno, un’occasione anche per una “verifica”, che non è quella chiesta da Letta e avallata da Napolitano.

Ci si è avviati su di un piano inclinato che porta dritto alla crisi, il meccanismo si è messo in moto, serve contarsi prima della battaglia finale, serve una verifica della fedeltà perché il dissenso oggi si ritira nell’ombra. A voce, l’adesione è totale, Brunetta ha potuto registrare l’en plein alla Camera, a Schifani gliene mancano 4 al Senato: per non lasciare nulla di intentato sono state prese le firme anche dei primi dei non eletti.

I non firmatari, i dubbiosi, gli anti-Aventino sono visti con sospetto. L’ora è grave non sono ammessi distinguo. Il ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello è uno di questi. Ha il vizio di ragionare quando fischiano le palle di cannone. Fino a ieri sera diceva di non conoscere gli ultimi sviluppi, e perfino infastidito a dover ricordarle che le dimissioni non si annunciano ma si danno.

Daniela Santanché s’è preoccupata di ricordarglielo e intanto avvertire chiunque mediti perplessità, coltivi ripensamenti: “Quagliariello era presente ieri e quindi credevo avesse capito che le dimissioni non le abbiamo annunciate ma le abbiamo già date”. E chi siede al tavolo del Consiglio dei Ministri è un potenziale krumiro, così come, su scala più larga, chiunque guardi sconsolato un seggio che con ogni probabilità non rivedrà più.

Anche perché si rende conto insieme ad altri parlamentari che la “sceneggiata” delle dimissioni di massa non porta da nessuna parte, è utile solo a favore di telecamera, una “mozione d’affetto per Berlusconi“, ma non impegna nessuno veramente, perché la dimissione dalla carica di deputato non è un lavacro pubblico ma una procedura individuale, uno alla volta si deve chiedere e ottenere l’approvazione in aula, con l’effetto paradossale che a decidere per te sia il nemico. Il Fatto Quotidiano relaziona su un faceto Ugo Sposetti, ex tesoriere Pds:

Scherza con gli alleati di Forza Italia: “Senti, ti potrei salvare. Invece quel tuo amico lo mando a casa”. Partito democratico e Movimento Cinque Stelle potrebbero decidere di trattenere o cacciare Gasparri, Cicchitto e compagni. Già, Fabrizio Cicchitto. Se pure il fedelissimo ex socialista contesta la strategia del Capo, per verità l’ideona è di Brunetta, vuole dire che Forza Italia più che imbarazzare Colle e Pd ha imbarazzato se stessa. Maurizio Gasparri è amletico: “Comprendo chi all’inizio non se le sentiva. La prima legislatura è un rischio, qualcuno può temere di non tornare”. (Carlo Tecce, Il Fatto)