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Pdl, Fini “offre” la pace a Berlusconi: “Insieme per onorare l’impegno politico”

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Il presidente della Camera, Gianfranco Fini

La giornata era passata nel peggiore dei modi in casa Pdl: Verdini che si discolpa e nel frattempo attacca Fini, Brancher che viene condannato, Bossi che dice: “Berlusconi e Fini? Ognuno andrà per la sua strada”, Berlusconi che in pubblico dice che “il governo è solido” e i rumors di palazzo che invece dicono che il premier sta pensando di espellere dal partito Gianfranco Fini e i suoi. Poi in serata, verso le 21, arriva l’offerta di pace da parte di Fini che sventola bandiera bianca e tenta di salvare il salvabile.

Onorare l’impegno politico preso con il Pdl, dice Fini in un intervista al “Foglio” e’ ”l’unica via per evitare che una deflagrazione senza senso si porti via, tra le macerie di un partito e di una esperienza di governo, la credibilità del centrodestra, prima di tutto nella testa e nel cuore di quanti ci hanno seguito e dato il mandato di rappresentarli. Non ci sarebbero ne’ vinti ne’ vincitori, alla fine della mattanza. Quando dico che si deve chiudere una pagina conflittuale e aprirne una nuova, non faccio appello ai sentimenti, di cui non nego l’esistenza e che hanno la loro importanza per molti di noi; non esibisco ne’ chiedo ipocrisie, faccio invece appello alla ragione, ai fatti, all’analisi politica e alle basi pubbliche e discorsive, intessute di dialogo e di capacita’ di riflessione comune, di qualunque possibile fiducia tra diverse leadership”, aggiunge.

”Resettare tutto, senza risentimenti – chiede Fini – Vuol dire che Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo – spiega il presidente della Camera e cofondatore del Pdl – ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie”.

”Qui sto e qui resto, in ogni senso – assicura poi il presidente della Camera – Nel senso dello schieramento e delle idee portanti. Se avessi dubbi radicali, se davvero fossi sfiduciato e amaro, non direi, anche sulle questioni della legalita’, che si puo’ e si deve resettare tutto, per scrivere un nuovo capitolo con un minimo di ottimismo”.

”Garantismo e legalità non sono in conflitto – sottolinea poi Fini – La mia solidarietà verso chiunque sia colpito da gogna mediatica e da accanimenti palesi è di antica data, e resta intatta. A Napoli ho parlato della stranezza del comportamento di un sottosegretario che si dimette senza avvertire l’opportunita’ di dimettersi anche da coordinatore regionale: ho invece letto il giorno dopo sul giornale di famiglia che avevo chiesto la testa di Silvio Berlusconi. Certo che se poi gli ultras, sempre nemici di ogni buon compromesso politico, riportano al capo che io voglio fare un repulisti giustizialista, allora prevale la logica degli anatemi”. Ma, conclude, ”non e’ possibile equivocare la mia posizione: io ho radici e appartenenza culturali e politiche chiare”.

Bossi. ‘Fini e Berlusconi? – aveva affermato Bossi – Ognuno andra’ per la sua strada…se non si trovano, se non si incontrano ognuno andrà per la sua strada”.

Attenzione, però, sottolinea Bossi: la rottura tra Berlusconi e Fini aggiunge Bossi ”non vuol dire che si vada ad elezioni”. E questo perché? Perché la Lega non permetterebbe mai che si vada al voto e che si rischi di perdere il posto a palazzo Chigi senza che sia varato il federalismo fiscale. ”Sono sicuro che non si va alle elezioni- chiarisce infatti Bossi – perchè bisogna fare il federalismo e siccome deve andare in Consiglio dei ministri e poi andare alle Camere e poi ancora in Consiglio ci vuole tempo. Il federalismo è la carta che garantisce che non si vota. Le Regioni sono senza soldi e mi ammazzano se non porto a casa il federalismo”.

Berlusconi in pubblico: il governo è saldo. Berlusconi pubblicamente ha continuato per tutta la giornata a smentire che nel governo ci siano problemi. ”Io sono assolutamente sereno – afferma il Cavaliere durante settima conferenza degli ambasciatori italiani alla Farnesina – e se ci sara’ una divaricazione all’interno della maggioranza, i numeri sono abbondanti e non c’e’ alcuna possibilita’ di cambiamenti di governo o di maggioranza”. Comunque, ”oggi e’ stata votata la manovra, il governo e’ saldo anche se i giornali danno un’altra versione. Mai come negli ultimi tempi la realtà del governo e del Paese è diversa da quella rappresentata dai giornali”.

Proprio per dimostrare che il governo è saldo Berlusconi parla di progetti futuri: la ricostruzione dell’Aquila, una “grande riforma della giustizia” e una riforma costituzionale.”Oggi con il sottosegretario Letta – ha detto il Cavaliere – abbiamo preso la decisione di riprendere nelle nostre mani la fase 2, quella della ricostruzione dopo l’emergenza’ de L’Aquila. Ci sono ancora 13 miliardi di euro da spendere per la ricostruzione”, una fase che ”le istituzioni locali non hanno saputo gestire”.

E poi: ”Farò presto un intervento per anticipare la grande riforma della giustizia penale. C’e’ questa riforma da fare cui ci dedicheremo con determinazione nei prossimi anni di governo e di legislatura”, ha assicurato il presidente del Consiglio, tornando ad esempio a giudicare ”inaccettabile” il fatto che ”la magistratura di sinistra” possa arrivare a cancellare una legge approvata dal Parlamento che non e’ di suo gradimento”.

Nei prossimi tre anni di legislatura si lavorerà alla riforma costituzionale, è l’altro obiettivo di Berlusconi. Il presidente del Consiglio torna a criticare la nostra architettura costituzionale ricordando tra l’altro: “Se la legge non piace ad una certa magistratura di sinistra viene impugnata davanti alla Consulta che abroga questa legge. Questa – conclude- – e’ una situazione che non possiamo piu’ accettare”.

Poi ancora: ”Con il federalismo fiscale sarà possibile una più stringente lotta all’evasione e il gettito più forte potrà essere utilizzato per alleggerire la pressione delle tasse. Sappiamo che circa 120 miliardi dovrebbero entrare all’erario attraverso la lotta all’evasione. Ci impegnamo ad utilizzare le risorse per un abbattimento delle tasse, avendo come priorita’ una riduzione sostanziosa dell’Irap e l’introduzione del quoziente familiare che fara’ pagare meno alle famiglie con figli”.

Ma in privato Berlusconi star pensando ad espellere Fini dal partito. Anche se in pubblico ostenta sicurezza e ottimismo sullo stato di salute del governo, in privato Berlusconi starebbe pensando di espellere Gianfranco Fini dal partito. Ecco perché il cofondatore gli ha inviato un messaggio di pace.

Tra le misure disciplinari previste dallo statuto del Pdl, infatti, c’e’ l’espulsione ed è proprio questa misura – secondo quanto si apprende da fonti di maggioranza – che il premier Silvio Berlusconi avrebbe scelto di utilizzare per risolvere alla radice, con un atto politico molto forte, il rapporto con il cofondatore e Presidente della Camera Gianfranco Fini. L’espulsione di Fini e dei finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata, dovrebbe essere valutata da un ufficio di presidenza domani sera o al più tardi venerdì mattina, a manovra approvata.

Per prima cosa il premier vuole mostrare il proprio senso di responsabilità nei confronti del Paese, portando a casa la rigorosa manovra economica che l’Europa attende dall’Italia. Ma un minuto dopo, e non oltre, il Cavaliere intende risolvere il tormentato rapporto con il co-fondatore, che a suo giudizio insieme ai fedelissimi ormai da tempo non è più in linea con gli indirizzi politici del partito. Al piu’ tardi martedì o mercoledì, Berlusconi si propone inoltre di tenere in Parlamento un duro discorso contro l’uso della giustizia ad orologeria e contro quella parte della magistratura che con il suo lavoro intende condizionare la politica. Una lunga riflessione che il premier avrebbe gia’ messo nero su bianco, racconta chi ha avuto modo di leggerne alcuni passaggi.

Il procedimento disciplinare dell’espulsione dal partito – che puo’ essere inflitta secondo l’articolo 45 a chi compie ”infrazione disciplinare o un atto comunque lesivo della integrita’ morale del Popolo della Liberta’ o degli interessi politici dello stesso” – richiede comunque il ricorso al Collegio dei probiviri ed il rispetto del contradittorio e di una ben precisa procedura. ”L’espulsione – recita l’articolo 46 sulle misure disciplinari – e’ inflitta per infrazioni gravi alla disciplina del Movimento o per indegnita’ morale o politica”.

Una procedura complessa, motivo per cui c’e’ ancora chi invita il premier a ragionare semmai sulla espulsione dai gruppi, che avrebbe modalita’ piu’ semplici. Berlusconi non potrebbe invece espellere dal governo ministri e sottosegretari finiani, ma e’ in suo potere avocare a se’ le loro deleghe ministeriali. Tra i berlusconiani c’e’ poi chi ipotizza altre misure estreme, come quella di mettere in difficolta’ il presidente della Camera con il rifiuto di Pdl e Lega di sedere alla Conferenza dei presidenti di gruppo da lui presieduta.

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