Pdl, riunione dei dissidenti nella notte: “Non ci piace la nuova Forza Italia”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 ottobre 2013 2:19 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2013 2:41
Pdl, riunione dei dissidenti nella notte: "Non ci piace la nuova Forza Italia"

Angelino Alfano (Foto LaPresse)

ROMA – La scissione del Pdl sul voto di fiducia al governo di Enrico Letta segna una spaccatura che difficilmente sarà risanata, anche se di spaccatura i dissidenti non vogliono sentir parlare. Nemmeno la fiducia in extremis di Silvio Berlusconi, che cambi idea e appoggia il governo, potrà ricompattare equilibri ormai instabili. E mentre Renato Schifani prova a dire “abbiamo votato compatti, la crisi non c’è”, nella notte i dissidenti del Pdl, apostrofati anche “alfaniani” o addirittura “traditori” da qualche collega di partito in preda ai malumori, si riuniscono e qualcuno dichiara sicuro: “Il Pdl siamo noi, non ci piace questa nuova Forza Italia“.

Un deputato e dissidente all’uscita dal luogo dell’incontro, molto vicino a Montecitorio, dove si sono riuniti i dissidenti guidati dal vice premier Angelino Alfano e dai ministri Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin e Gaetano Quagliariello, spiega: “Adesso vogliamo darci un’identità precisa. Ma l’idea non è quella di una scissione rispetto al Pdl, bensì di un confronto da aprire nei gruppi parlamentari”.

Angelino e i ministri scelgono quindi la linea del dialogo, ma solo alle 11 del 3 ottobre si conosceranno le loro intenzioni. Quella l’ora in cui dovrebbe tenersi la conferenza stampa che annuncerà quanto deciso dai dissidenti, che però a sentirsi dare del traditore non ne vogliono sapere. “Non abbiamo tradito, ma oggi ha vinto l’Italia“, dice Lupi sicuro all’uscita dall’incontro.

La riunione scatta nella notte del 2 ottobre. Alla spicciolata in un palazzo a pochi metri da Montecitorio, sono arrivati numerosi deputati e senatori tra quelli che si sono detti disponibili a formare nuovi gruppi parlamentari a sostegno del governo Letta. Una riunione che termina poco dopo le 00,30 del 3 ottobre.

E intanto a Palazzo Grazioli non si dorme. Anche nella residenza del leader del Pdl è in corso una riunione tra Silvio Berlusconi e diversi suoi big. A via del Plebiscito sono arrivati Raffaele Fitto, Paolo Romani, Mara Carfagna, Renata Polverini e Gregorio Fontana. L’incontro, per loro, servirà per fare il punto della situazione anche alla luce della riunione in corso tra i cosiddetti dissidenti. Presenti poi Gianni Letta, il coordinatore del partito Denis Verdini, Niccolò Ghedini e Francesco Nitto Palma

Inutile il tentativo di Schifani di ignorare la rottura, quando intervistato a Matrix dichiara: “Oggi il gruppo ha votato unito e si è ricompattato sull’elemento che era stato di divisione grazie alla scelta di Berlusconi di votare la fiducia. Adesso chiedo ai senatori che si sono riuniti per quale motivo continuano questa dinamica di distinzione dal Pdl. Allo stato attuale non c’è nessun altro gruppo – ha aggiunto – ma se creassero un altro gruppo si metterebbero loro fuori dal Pdl”.

A destare malumori però non sarebbe il leader Berlusconi, ma quella linea dura di falchi. “Noi facciamo parte del Pdl, ma non ci riconosciamo nella nuova Forza Italia e nella linea dei falchi. Oggi si è aperta la questione all’interno del partito, ma non dobbiamo essere precipitosi sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari”. Questo il succo della riunione, secondo qualcuno dei presenti.

Negli interventi sarebbe infatti emersa innanzitutto la consapevolezza di aver compiuto, con la fiducia al governo Letta, un atto positivo per l’Italia e per il centrodestra: “gli elettori, i cittadini, ma anche le associazioni e le categorie non ci avrebbero perdonato una crisi di governo, e non l’avrebbero perdonata al centrodestra”, provano a spiegare.

Ora, è il ragionamento, non bisogna restare fermi e si deve aprire una discussione all’interno dei gruppi parlamentari, ma non essere precipitosi con iniziative, come quella prospettata il 2 ottobre e ancora sul tavolo, di gruppi autonomi. Nessuna decisione definitiva sembra essere stata presa dunque dai dissidenti, ma i prossimi giorni saranno decisivi per il Pdl.