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Pdl: si discute la “scomunica” dei finiani. Bocchino, Granata e Briguglio deferiti ai probiviri

fini berlusconiSi apre con un colpo secco ai finiani “di ferro” l’Ufficio di presidenza del Pdl. E poi dura meno di un’ora per decidere l’isolamento dei dissidenti all’urlo di “Facciano i loro gruppi, sono fuori”. Una “scomunica” in piena regola. Poi si vedrà. Nel dettaglio il verdetto dell’Ufficio di Presidenza prevede una sanzione contro tre tra i deputati più vicini al Presidente della Camera. E una dura censura alle posizioni dello stesso Presidente della Camera, ritenuto non più affidabile come figura di garanzia.

La scomunica si è tradotta in un aspro documento di accusa contro i finiani che l’ufficio di presidenza del Pdl ha votato a maggioranza. A votare no al documento sono stati solo Andrea Ronchi, Adolfo Urso e Pasquale Viepsoli, i tre componenti dell’ufficio di presidenza vicini all’ex leader di An.

Il primo procedimento all’apertura dell’Ufficio arriva intorno alle 20: Fabio Granata, Italo Bocchino e Carmelo Briguglio sono stati deferiti ai probiviri del partito. Questo è stato comunicato dai coordinatori del Pdl ai partecipanti all’ufficio di presidenza in corso a Palazzo Grazioli. Il provvedimento è contenuto in un allegato al documento politico che il vertice sta esaminando.

Il documento: posizioni di Fini incompatibili. ”L’ufficio di Presidenza considera le posizioni dell’On. Fini assolutamente incompatibili con i principi ispiratori del Popolo della Libertà, con gli impegni assunti con gli elettori e con l’attività politica del Popolo della Libertà”. Questo sarebbe l’inizio del documento nel quale Fini, Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata verrebbero considerati “politicamente” fuori dal Popolo della libertà dalle cui posizioni si sono troppo discostati: non verrebbero espulsi, ma sospesi. Ma il documento, dicono le fonti, sarebbe suscettibile di modifiche fino all’ultimo momento utile e probabilmente anche nel corso dell’ufficio di presidenza (di cui lo stesso Bocchino fa parte). Rilevante sarebbe il passaggio contenuto nel testo del documento, riferiscono fonti del partito, in cui si rileva che Fini e alcuni dei suoi non sono più “politicamente vicini al Pdl”.

L’Ufficio di Presidenza del Pdl, a fronte dei ”comportamenti incompatibili” di Fini con i principi ispiratori del partito, sostiene che ”di conseguenza viene meno anche la fiducia del Pdl nei confronti del ruolo di garanzia di Presidente della Camera indicato dalla maggioranza che ha vinto le elezioni”. L’Ufficio di Presidenza del Popolo della Libertà ha inoltre condiviso la decisione del Comitato di Coordinamento di deferire ai Probiviri gli onorevoli Bocchino, Granata e Briguglio.

”Le cronache giornalistiche – si legge ancora sulla bozza – degli ultimi mesi testimoniano meglio di ogni esempio la distanza crescente tra le posizioni del Pdl, quelle dell’0n. Fini e dei suoi sostenitori, sebbene tra questi non siano mancati coloro che hanno seriamente lavorato per riportare il tutto nell’alveo di una corretta e fisiologica dialettica politica. Tutto ciò è tanto più grave considerando il ruolo istituzionale ricoperto dall’On. Fini: un ruolo che è sempre stato ispirato nella storia della nostra Repubblica ad equilibrio e moderazione nei pronunciamenti di carattere politico, pur senza rinunciare alla propria appartenenza politica”.

”Mai prima d’ora – viene rimarcato – è avvenuto che il presidente della Camera assumesse un ruolo politico così pronunciato perfino nella polemica di partito e nell’attualità contingente, rinunciando ad un tempo alla propria imparzialità istituzionale e ad un minimo di ragionevoli rapporti di solidarietà con il proprio partito e con la maggioranza che lo ha designato alla carica che ricopre”.

”L’unico breve periodo in cui Fini ha ‘rivendicato’ nei fatti un ruolo superpartes – si legge – è stato durante la campagna elettorale per le regionali al fine di giustificare l’assenza di un suo sostegno ai candidati del Pdl”.

Ma perché “sospensione” e non espulsione? Presto detto: la via della sospensione sarebbe meno rischiosa perché in caso di espulsione Fini potrebbe ricorrere alle vie legali, appellandosi al giudice ordinario, sulla base dell’articolo 700 del Codice di procedura civile. Il presidente della Camera ha rivelato il progetto ad alcuni dei suoi. Il piano al momento resta l’ultima risorsa, ma metterebbe il Pdl nelle mani della magistratura. L’ex leader di An potrebbe infatti chiedere ai giudici il reintegro immediato degli esponenti sospesi dal partito.

Si è dunque arrivati alla resa armata nel Pdl. Ieri sera il presidente della Camera aveva tentato, in un colloquio con Giuliano Ferrara, di rimediare al peggio ma Berlusconi non ha accettato il ramoscello d’ulivo teso da Fini. “E’ troppo tardi” avrebbe detto ai suoi. E quindi basta, si va dritti, con una resa dei conti che non promette nulla di buono.

Dall’altra parte i finiani non stanno certo a guardare. E di fronte alla prospettiva di essere messi fuori dal partito, anche se temporaneamente, pensano ad un “piano B”: stanno organizzando gruppi autonomi sia alla Camera che al Senato e in entrambi i rami del Parlamento avrebbero i numeri sufficienti per farlo.

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