Pecorella, avvocato di Berlusconi, non accetta e minaccia: “Ora subito riforme radicali”

Pubblicato il 8 Ottobre 2009 9:18 | Ultimo aggiornamento: 8 Ottobre 2009 9:36
Pecorella, a sinistra, e Berlusconi

Pecorella, a sinistra, e Berlusconi

Una sentenza «incomprensibile», la Corte costituzionale  «ha smentito se stessa». Gaetano Pecorella, legale di Silvio Berlusconi, intervistato dalla Stampa e dal Giornale, non accetta il giudizio, ma soprattutto sembra non accettare la Costituzione repubblicana e esprime propositi bellicosi, minacciosi e anche un po’ tanto pericolosi dopo la bocciatura del lodo Alfano: «Con questa sentenza,  d’ora in poi non ci sarà più freno agli attacchi giudiziari contro il Premier. Per ora si va avanti, non c’è motivo che muti questo quadro politico. Ma certo è arrivato il momento di fare riforme radicali».

Dice Pecorella: «Credo che i rapporti tra magistratura e politici vadano rivisti. Non è più solo un problema del Pdl, ma è la politica nel suo complesso che non può più governare. Mastella mandato a casa da un’inchiesta svanita nel nulla; Castelli raggiunto da una quantità di procedimenti di cui si è smarrito il senso. E poi D’Alema, Fassino: tutti attacchi finiti nell’oblio e che rendono impossibile governare».

Quanto a Berlusconi, insiste l’avvocato, «sarà quasi impossibile, con tutti gli impegni a cui è sottoposto, difendersi». Pecorella non dubita che le accuse saranno smontate: «Quando Berlusconi è andato in tribunale, al processo Sme, ha dimostrato che il capo d’imputazione non stava in piedi. E infatti è stato assolto. Credo che ora accadrà la stessa cosa, ma la difesa porterà via tempo, energie, serenità. Non solo a lui, ma a tutto il Paese».

Pecorella attacca anche la Corte costituzionale (e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano): «Forse c’è anche qualcosa da cambiare nella composizione della Corte costituzionale» è la sua teoria: «Che una parte della Corte sia eletta dalla magistratura che da anni fa la guerra a Berlusconi; che 5 membri siano nominati da presidenti della Repubblica che tutti sappiamo da che parte stanno e che infine tre membri siano espressi dalla maggioranza e due dall’opposizione, direi che fa ben capire che qualcosa non va».

Pecorella aderisce all’equivoco di fondo di stampo sabaudo borbonico, originato nei millenni dal classista diritto romano, che vuole la magistratura imparziale. Il sistema anglosassone, che deriva la sua impostazione dal vituperato diritto barbarico, è molto meno ipocrita del nostro e si basa proprio sul fatto che la giustizia è di parte e che di conseguenza ciascuno deve essere giudicato dai suoi pari, principio che è alla base di democrazie ben più sane della nostra. Infatti nessuno mette in discussione che la Corte suprema americana abbia un orientamento politico determinato dalle nomine fatte negli anni dai vari presidenti e che si sposta con molta lentezza nel tempo, determinando spesso una esplicita contrapposizione di orientamenti politici tra Corte e Presidente, cosa peraltro salubre per il sistema democratico.

A Pecorella invece questo non va giù: lamenta che i giudici costituzionali «dovrebbero essere super partes: a me non pare: 12 giudici sono di una certa area e solo tre di un’altra. Ci si può stupire se decidono contro il premier?».

E qui risiede proprio la pericolosità del ragionamento, che è una eco dell’impostazione di fondo di Berlusconi. Berlusconi non riconosce il principio dei poteri contrapposti, che è alla base della democrazia costituzionale e che è sopravvissuto, per quanto ammaccato, perfino durante il fascismo, tanto che un bel giorno il re, da complice di Mussolini è diventato avversario e lo ha fatto dimettere e arrestare, avvalendosi dei suoi poteri costituzionali (e questo la dice lunga sulle responsabilità dei Savoia che una classe politica approssimativa come quella italiana ha con leggerezza amnistiato).

Secondo Berlusconi il voto popolare è all’origine della legittimazione del potere supremo, sostituisce l’investitura divina. Per questo tutti gli altri poteri devono essere subordinati a quelli dell’eletto dal popolo. Mentre in democrazia al potere dell’eletto dal popolo si contrappone il potere del parlamento, anch’esso eletto dal popolo e quello della magistratura la cvui inclinazione politica è corretta dal sistema delle giurie popolari, nell’impostazione di Berlusconi, che si richiama a forme autoritarie tipo caudillos sud americani, non è nemmeno accettato il fatto che il sistema italiano preveda che il popolo elegga il parlamento e che sia poi il parlamento a votare il primo ministro e il presidente della Repubblica.

Berlusconi si cuce addosso una investitura popolare che non trova alcun riscontro nella Costituzione italiana, ma solo nei suoi sondaggi, i quali gli attribuiscono un consenso ben superiore all’unico consenso valido in democrazia, quello del voto nelle appposite urne.

Il pericolo delle parole di Pecorella è che rischia di trascinare con sé l’opposizione, a sua volta oggetto di attenzioni non gradite da parte della magistratura. Ora che ci sia bisogno di una profonda riforma del sistema giudiziario italiano, a sessant’anni dalla stesura della Costituzione è un fatto innegabile. Ma questo deve avvenire nell’interesse di tutti i cittadini, non solo di quelli che sono accusati, magari ingiustamente, di commettere crimini, ma anche di quelli che li hanno subiti, e soprattutto non nell’esclusivo interesse di una classe politica che finirebbe per ritrovarsi al di sopra di ogni vincolo di legge.