L’accusatore di Penati: “Spremuto come un limone da lui e dal Pd”

Pubblicato il 22 Luglio 2011 10:49 | Ultimo aggiornamento: 22 Luglio 2011 11:25

MILANO – “Mi hanno spremuto come un limone”. Ad accusare è Piero Di Caterina, imprenditore attivo nel trasporto pubblico con la società “Caronte”. Di Caterina, secondo i pm che indagano su un presunto giro di tangenti per l’area ex Falck che ha coinvolto anche il vicepresidente della Regione Lombardia Filippo Penati, sarebbe uno degli intermediari.

E Di Caterina, spiega il Corriere della Sera, davanti agli inquirenti avrebbe confermato e rincarato le accuse contro Penati. Accuse che, in un primo momento, sono state formulate dal consigliere comunale di centrodestra Giuseppe Pasini. C’è di più: oltre a Penati, scrive Luigi Ferrarella, l’intermediario avrebbe puntato il dito anche contro il suo partito, il Pd. Di Caterina, infatti, avrebbe raccontato di essere arrivato a versare (tra la fine degli anni ’90 e ilo 2000) anche 100 milioni al mese per le “esigenze del partito di Penati”.

Pasini aveva parlato di Di Caterina come intermediario. E, stando a quanto riporta il Corriere, quest’ultimo avrebbe confermato tutto. Il condizionale, però, è d’obbligo visto che i verbali sono secretati. Certo, le uniche parole dell’imprenditore fanno capire il tenore delle sue dichiarazioni ai magistrati: “Sono stato spremuto come un limone. Non se ne poteva più di questo convivere gomito a gomito con i dinieghi immotivati, con i ritardi, con gli ostacoli della politica e della dirigenza dell’alta amministrazione. Adesso ho grande fiducia nei magistrati”.

I versamenti sarebbero stati effettuati su un  conto estero chiamato “Pinocchio” e il quadro accusatorio, precisa Ferrarella, sarebbe confermato da un “documento acquisito dalla rogatoria in Lussemburgo (facilitata da Pasini) presso la banca alla quale bonificò a se stesso 4 miliardi di lire nel 2001. Parte di essi rimbalzarono in Svizzera e, a detta di Pasini, furono poi consegnati in contanti in strada a Chiasso a Giordano Vimercati, in seguito capo di gabinetto del Penati presidente della Provincia di Milano e anche rappresentante designato dalla Provincia in molte società partecipate (come la Serravalle).

L’altra parte della provvista di denaro, invece, ebbe la destinazione dettata appunto dall’istruzione data da Pasini alla banca il 16 marzo 2001 e ora in mano agli inquirenti: «A debito del conto Pinocchio, vogliate mettere a disposizione per contanti L. 2.500.000 a favore di Di Caterina Piero. Alla sua presenza, attendere mia conferma telefonica»”.