Tutti in pensione a 67 anni? Bossi si sfila: “Non votiamo la stabilità”

Pubblicato il 9 Novembre 2011 20:13 | Ultimo aggiornamento: 9 Novembre 2011 20:15

Foto LaPresse

ROMA – E’ scritto nero su bianco nella bozza: nel 2026 tutti dovranno andare in pensione a 67 anni. Lo prevede il maxiemendamento del governo al ddl di stabilità. Così aveva promesso Berlusconi all’Unione Europea, ma la Lega non ci sta e si sfila. Questo è stato il commento di Bossi: “Non voteremo il maxiemendamento se tocca le pensioni“.

Secondo quanto previsto dalla bozza, si rende certo il dato anagrafico dei 67 anni nel 2026, che a legislazione vigente era ipotizzabile calcolando l’adeguamento automatico all’allungamento della vita. La norma del maxiemendmaneto prevede infatti che, qualora l’età minima dei 67 anni non fosse assicurata, nel 2026 scatta automaticamente l’aumento dell’eta. Fino ad oggi la soglia di vecchiaia è fissata a 65 anni e sarebbe dovuta salire di due anni a regime in modo indotto solo per l’effetto dell’aggancio all’aspettativa di vita e delle finestre mobili

Non c’è invece la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori nel maxiemendamento. “Il ministro Tremonti – spiega una nota del Tesoro – nell’illustrare il maxi-emendamento alla commissione bilancio del senato, non ha mai parlato, né accennato ad una eventuale modifica né dell’art. 8 né dell’art. 18, che sarebbe stata inserita nel testo del decreto presentato al Senato. Il ministro Tremonti ha detto l’esatto contrario. In Commissione ha sostenuto che non saranno apportate modifiche ai due articoli in questione”.

Umberto Bossi infatti ha spiegato che non voterà se ci dovessero essere provvedimenti sulle pensioni e quelli per i licenziamenti facili. ”Lo votereste?”, gli chiedono i giornalisti. ”No”, è la risposta secca del ministro leghista.

Altre misure contenute nel testo sarebbero invece la liberalizzazione degli ordini professionali con l’eliminazione delle tariffe minime dei professionisti, ulteriori privatizzazioni, dismissioni di immobili e terreni agricoli e costituzione di una società veicolo dove immettere i beni, fondo di ricerca, semplificazioni normative, detassazione delle imprese costruttrici. Nell’articolato anche una riduzione dei tagli all’editoria (come aveva chiesto Giorgio Napolitano), con un sostegno in più di 19,5 milioni di euro per il 2012, di 16,2 milioni per il 2013 e di 12,9 milioni per il 2014.

Per garantire al provvedimento una corsia preferenziale in grado di favorirne il varo, con le conseguenti successive dimissioni di Silvio Berlusconi, il gruppo del Pd si era deciso a ritirare la maggior parte degli emendamenti. Mossa che ha spinto il Pdl a fare altrettanto. “L’iniziativa del gruppo del Pd di questa mattina di ritirare tutti gli emendamenti ad eccezione di circa dieci, ha prodotto il primo risultato. Il PdL ha comunicato il ritiro di tutti gli emendamenti, così come la Lega e Coesione Nazionale. Italia dei Valori ne ha lasciati tredici, il Terzo polo si è riservato di ritirarli dopo aver visionato il maxi-emendamento. Si stanno dunque determinando le condizioni per chiudere in Commissione nella giornata di domani”, spiega il senatore democratico Giovanni Legnini.

Si vota entro il weekend. La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama ha infatti messo in calendario la discussione e la votazione del ddl stabilità per dopodomani, venerdì 11, alle 10.30. L’ok definitivo al provvedimento potrebbe arrivare quindi da Montecitorio il giorno successivo, sabato pomeriggio.