Pensioni a 62 anni e reddito cittadinanza da aprile (anche dopo)

di redazione Blitz
Pubblicato il 20 Dicembre 2018 10:34 | Ultimo aggiornamento: 20 Dicembre 2018 10:34
Di Maio Conte Salvini

Pensioni a 62 anni e reddito cittadinanza da aprile (anche dopo). Nella foto Ansa Di Maio, Conte e Salvini

ROMA – Quota 100 per le pensioni è previsto dal contratto di governo tra Lega e Movimento 5 Stelle ed è stato confermato anche dopo le trattative con l’Europa.

Pur partendo ufficialmente il 1 aprile 2019, il meccanismo prevede una serie di paletti per contenere la spesa che di fatto ritarderanno l’entrata in vigore della norma.

In quella data, potrà andare in pensione chi ha almeno 62 anni di età e 38 di contributi versati. L’anticipo massimo possibile, rispetto alla pensione naturale che dal 2019 sale a 67 anni, è di cinque anni. Chi utilizzerà quota 100 prenderà un assegno più basso di quello che avrebbe incassato andando in pensione a 67 anni senza però subire ulteriori penalizzazioni, spiegano dal governo.

Per contenere la spesa ci saranno però le cosiddette finestretra il momento in cui si raggiungerà quota 100, cioè 62 anni d’età e 38 di contributi, e il momento in cui verrà effettivamente pagata la pensione potranno passare tre mesi, sei se l’afflusso delle domande dovesse rivelarsi superiore alle attese. Per i dipendenti pubblici la finestra sarà già di sei mesi, quindi si arriverà ad ottobre.

Un altro deterrente è il divieto di cumulo: chi userà quota 100 non potrà arrotondare sommando alla pensione redditi da lavoro superiori ai 5 mila euro lordi l’anno. Il divieto varrà per tutti gli anni in cui si è anticipata l’uscita dal lavoro.

Per il governo, il meccanismo l’anno prossimo dovrebbe essere utilizzato dall’85% degli aventi diritto, ossia da circa 315 mila persone. La sua definizione avverrà tramite un decreto legge da approvare all’inizio di gennaio dopo il via libera alla legge di Bilancio.

I soldi necessari per far partire la riforma arriveranno dalla legge di Bilancio che ha però stanziato meno risorse: dopo la revisione al ribasso del rapporto fra deficit e Pil i miliardi saranno infatti 4,7 nel il 2019, 8 nel 2020, 7 nel 2021. 

 

Reddito di cittadinanza. 

Anche l’altro cavallo di battaglia di questo governo, ossia il reddito di cittadinanza, partirà dal 2019. La misura, come noto, è molto cara ai Cinque Stelle. Secondo le dichiarazioni ufficiali, la sua partenza sarà “nei tempi che avevamo previsto”.

Anche in questo caso la data è 1 aprile, come annuncia dalle poltrone di Porta a porta il ministro dell’Economia Giovanni Tria. Se si pensa che la data inziale promessa inizialmente era febbraio, si tratta comunque di un ritardo. Da Palazzo Chigi fanno però sapere che il ritardo era “già previsto” per rispondere ai rilievi della Commissione europea.

Di Maio intanto ci scherza su. Intervistato da Radio Capital ha detto: “Partirà a fine marzo. Il primo aprile no, mi rifiuterò categoricamente, le ironie si sprecherebbero”.

Per ottenere il reddito ci sarà un apposito decreto legge, che verrà proposto al Parlamento subito dopo la manovra economica. Per il 2019 avrà però meno risorse dei 9 miliardi annunciati: saranno 7,1 di cui uno per i centri per l’impiego. Ma, come ha ripetuto il premier Giuseppe Conte al Senato, “non si riducono i contenuti né la platea dei destinatari”.
 
I beneficiari potenziali restano quindi i 5 milioni che secondo l’Istat sono in povertà assoluta con un reddito annuo al di sotto dei 9mila euro e che dal primo aprile 2019 potranno ricevere un sostegno mensile fino a 780 euro. Ne avranno diritto anche più membri della stessa famiglia, l’importante è che ognuno abbia un reddito inferiore alla soglia di povertà relativa fissata sui 780 euro al mese appunto. L’obiettivo della misura, per i Cinque Stelle, è aiutare chi non ha un’occupazione a reinserirsi nel mondo del lavoro: per questa ragione, il reddito verrà erogato solo a chi effettivamente cerca un lavoro. 

L’effettivo bisogno sarà dimostrato attraverso il modulo Isee. Ma peserà anche il conto in banca: se superiore ai 5mila euro non si avrà diritto al sostegno. Non ne usufruirà anche chi ha una seconda casa o un’auto immatricolata di recente. Anche la proprietà dell’abitazione in cui si vive farà abbassareotevolmente l’assegno, facendolo scendere a circa 500 euro.

L’aiuto dovrebbe durare fino a 18 mesi, In questo periodo bisognerà frequentare corsi di formazione nei centri per l’impiego e dedicare almeno 8 ore a settimana a lavori di pubblica utilità nel proprio Comune di residenza.

Il sostegno viene revocato al terzo rifiuto di un lavoro che dovrà essere offerto dai centri dell’impiego che nel frattempo verranno completamente riformati.

Capitolo risorse. Come spiega il Corriere della Sera, se tutti ricevessero il massimo della cifra le risorse non sarebbero sufficienti. Secondo tuttavia alcuni calcoli, in realtà solo in pochi beneficerebbero dei 780 euro totali e il limite dell’Isee potrebbe scoraggiare molti a chiedere questo aiuto.