Pensioni, Berlusconi-Bossi non si accordano: è braccio di ferro finale?

Pubblicato il 24 ottobre 2011 21:03 | Ultimo aggiornamento: 25 ottobre 2011 1:03
silvio berlusconi

Silvio Berlusconi (Foto La Presse)

ROMA – Silvio Berlusconi non ha convinto Umberto Bossi. Il nodo sulle pensioni, su cui il governo rischia di cadere per il niet leghista, non è stato risolto durante il Consiglio dei ministri nè durante la cena di lunedì sera. Il Consiglio dei ministri si è concluso con un nulla di fatto non solo sulle pensioni, ma anche sul decreto Sviluppo. Tutto viene rimandato a data da destinarsi, con il rischio che mercoledì Berlusconi non abbia nulla in mano da presentare all’Unione europea. La Padania, l’organo di stampa leghista, parla di “scontro finale”, che potrebbe portare alla fine del governo Berlusconi IV.

Le posizioni non sono mutate nel corso delle ore e non sembrano dare spiragli per mutare in futuro. Da una parte Silvio Berlusconi che vuole mettere mano alle pensioni, pressato dalle richieste di Bruxelles, dall’altro Bossi che da quell’orecchio proprio non ci vuole sentire. Il Cdm è durato un’ora e mezza ma è finito con una fumata nera. In un primo momento si era detto che tutto veniva rimandato a martedì 25 ottobre, poi verso le 22.20 un comunicato Ansa avverte: “Nessun Cdm per domani. L’obiettivo di Silvio Berlusconi è di andare mercoledì a Bruxelles con un  pacchetto di iniziative e un calendario frutto di un accordo politico”. Accordo che Berlusconi ha cercato nella serata di lunedì 24 ottobre continuando a oltranza le trattative, anche a cena. Sperando che l’accordo, come da tradizione italica, anche questa volta si potesse trovare a tavola, davanti a un piatto di pasta. Ma non ci è riuscito. E si dice che gli incontri continueranno anche nella giornata di martedì 25 ottobre.

Le posizioni però sono molto nette. Il ‘Senatur’ non vuole alcun decreto e soprattutto chiede che non ci sia alcun intervento sulle pensioni di anzianità. “Su quelle non cediamo di un millimetro”, è la posizione del Carroccio. A questo punto le alternative sono due: o si trova un accordo, ad esempio quello di un ritorno alla legge Maroni del 2004, o cade il governo. I boatos di palazzo dicono che già a palazzo Grazioli si sta parlando di un’ipotesi di exit strategy e che si sarebbe trovato l‘accordo con Giorgio Napolitano per passare a un governo tecnico in mano a Gianni Letta.

Tutto dipenderà dall’esito delle trattative di queste ore. La cena post-Cdm di Berlusconi con Bossi, Tremonti e Calderoli non ha dato risultati positivi: la Lega è ferma sul no all’innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni. Il punto ora è: chi la spunterà? Berlusconi riuscirà a convincere gli amici leghisti? Oppure sarà lui a dover fare un passo indietro sulle pensioni per evitare la crisi di governo? Bossi rischierà un governo tecnico e delle elezioni anticipate (e prima del previsto) oppure alla fine chiuderà un occhio? Il sito Dagospia dice che si sarebbe già trovato un accordo, che definisce “accordo dei giardinetti”, per mettere mano alle pensioni ma in modo più blando di come ipotizzato da Berlusconi. Una possibilità di accordo che si profila è quella di un ritorno alla legge Maroni con il passaggio dell’eta’ minima per l’uscita per la pensione di anzianita’ a 62 anni. La mediazione con la Lega potrebbe essere trovata proprio ripristinando la legge firmata da Maroni nel 2004, magari accelerandone i tempi e fissando l’età minima per la pensione anticipata rispetto alla vecchiaia a 62 anni nel 2012 invece che nel 2014.

La legge Maroni che prevedeva lo scalone (da 57 a 60 anni nel 2008) e l’ulteriore innalzamento a 61 anni minimo nel 2010 e a 62 nel 2014 (per i lavoratori dipendenti, un anno in piu’ per gli autonomi) e’ stata cancellata dalla legge Damiano del 2007 che prevede l’eta’ minima a 61 anni solo nel 2013 (ma con quota 97 e quindi con almeno 36 anni di contributi). Ma se il ripristino dell’età minima a 62 anni prevista per la legge Maroni potrebbe essere accettato dalla Lega per coloro che hanno 35 anni di contributi, più difficile sembra far digerire questa soglia anche per chi ha 40 anni di contributi e che adesso può ancora uscire a qualsiasi età.

In un’ora e mezza di Cdm è andato in scena un vero e proprio braccio di ferro tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. Berlusconi ha illustrato le indicazioni pervenute da Bruxelles sulla crescita, ribadendo che occorre agire al più presto sul pacchetto sviluppo e che solo questo governo potrà far uscire il Paese dalla crisi. La discussione sulle pensioni è stata appunto animata: Berlusconi ha spinto sulla riforma mentre il leader della Lega, Umberto Bossi, ha espresso il no del Carroccio. “Non si toccano, non è giusto far pagare la crisi ai pensionati”, ha sottolineato il responsabile delle Riforme, auspicando soluzioni “condivise da tutti”.

Durante il Cdm ha preso la parola anche Giulio Tremonti, che, a detta dei presenti, è rimasto molto piu’ sul vago parlando in generale di quello che si potrebbe fare. Piu’ di qualche ministro ha avuto l’impressione che il ministro dell’Economia frenasse sulla possibilita’ che il governo vari entro mercoledi’ le misure.