Pensioni: anzianità, donne, quota 100, reversibilità. Cosa cambierà?

Pubblicato il 24 ottobre 2011 16:03 | Ultimo aggiornamento: 24 ottobre 2011 18:18

ROMA, 24 OTT – Accelerare i tempi per l’equiparazione dell’età per l’accesso alla pensione di vecchiaia tra donne e uomini e una stretta alle pensioni di anzianità con un rapido aumento delle quote per l’accesso alla pensione anticipata ma anche un intervento sugli assegni di reversibilità con la penalizzazione di chi rischia di prenderlo per lungo tempo: sono le principali ipotesi sulle quali già nelle passate settimane si erano esercitati i tecnici per valutarne gli effetti e che, a seconda delle scelte che verranno fatte stasera, potrebbero essere adottate o meno.

Il Governo è spaccato con la Lega che chiede di non mettere mano al sistema previdenziale ma da più ministri arriva la richiesta di agire sulle pensioni di anzianità ed e’ probabile che la stretta sulla pensione anticipata sia uno dei temi principali del Consiglio dei ministri di oggi. Si lavora su ”quota 100” ovvero il passaggio dall’attuale quota 96 (per i dipendenti tra età e anni di contributi) a 100 con almeno 64 anni di età in tempi brevi. Secondo alcuni studi, il passaggio a quota 100 entro il 2015 porterebbe a quella data (tra il 2013 e il 2015) risparmi complessivi per oltre due miliardi per poi aggirarsi su risparmi per 1,7, 1,8 miliardi l’anno.

L’altra ipotesi e’ quella di lasciare ferma l’attuale età di uscita (60 anni minimo con 36 di contributi per i lavoratori dipendenti) ma con penalizzazioni economiche per chi abbandona il lavoro prima dell’età di vecchiaia. Si darebbe così la libertà di uscita dal lavoro ma prevedendo svantaggi per chi lo fa. Comunque nella stretta dovrebbero rientrare anche coloro che adesso con 40 anni di contributi possono uscire dal lavoro indipendentemente dall’età anagrafica (e quindi prima dei 60 anni).

L’altra strada sulla quale il Governo potrebbe accelerare e’ quella dell’adeguamento dell’età di vecchiaia delle donne nel settore privato (adesso a 60 anni a fronte dei 65 anni degli uomini e dei 61 delle donne del pubblico che nel 2012 andranno direttamente a 65). E’ previsto al momento un adeguamento molto ”soft” tra il 2014 e il 2026 e si potrebbe decidere di accelerare su questo (lo scalone a 65 anni nel 2012 per le donne del privato porterebbe secondo alcuni calcoli dei tecnici 3,5 miliardi di risparmi nel triennio 2013-2015).

Sembra piu’ difficile che si intervenga di nuovo sull’adeguamento dell’età di pensionamento all’aspettativa di vita fissato per ora al 2013 ma anche sull’estensione del contributivo pro rata per tutti. E’ possibile invece che arrivi una stretta sulle pensioni di reversibilità. Si riduce l’assegno sulla base dell’aspettativa di vita nel senso che prenderà di meno chi ha un’età molto inferiore a quella del coniuge e quindi un’aspettativa di vita (e di pensione) molto lunga. Resta sul tappeto anche l’ipotesi del contributo di solidarietà dei baby pensionati, una misura che sarebbe utile come segnale ma che garantirebbe pochi milioni di risparmi.