Pensioni d’oro e d’argento. Ci saranno i tagli. L’accordo tra Letta e Alfano

di Redazione Blitz
Pubblicato il 24 Novembre 2013 11:15 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2013 11:15

pensioni posteROMA –  Il nuovo prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro e d’argento  “scatterà sulle pensioni oltre la soglia delle 14 volte il minimo e che si accompagna a un riconoscimento dell’indicizzazione piena delle pensioni fino a quattro volte il minimo Inps (1.924 euro lordi mensili)”.

Davide Colombo e Marco Mobili lo annunciano sul Sole 24 Ore, Giusy Franzese sul Messaggero di Roma aggiunge:
“Il contributo di solidarietà delle pensioni d’oro scatterà a partire da quattordici volte il minimo (90.168 euro). Da questa soglia fino a venti volte il minimo il contributo sarà del 5%, da 21 a trenta volte (circa 193.000 euro lordi l’anno) sarà del 10%, dopo di che sarà del 15%”.
La mossa, oltre che incostituzionale, è anche bassamente demagogica e dimostra che anche Alfano e i suoi si sono piegati al partito dell’odio e dell’invidia.
La foglia di fico è che il prelievo forzoso dalle tasche dei pensionati che hanno pagato di più servirà in minima parte a finanziare  la rivalutazione delle pensioni più basse:
” Per il 2014 la rivalutazione degli assegni pensionistici sarà al 100% per i trattamenti fino a 4 volte il minimo (1.982 euro al mese). Nel biennio 2015-2016 si ritorna alla formulazione varata dal governo”.
Davide Colombo precisa:
“La rivalutazione piena (100% dell’inflazione calcolata sul’indice Ipca) delle pensioni sale fino agli assegni pari a quattro volte il minimo Inps, vale a dire 1.924 euro lordi mensili. L’emendamento depositato ieri sera dai due relatori risolve così, con un allargamento della parte bassa della platea dei pensionati, la querelle che s’era aperta subito dopo la presentazione del Dl di stabilità da parte del Governo, con l’esclusione dall’indicizzazione della quota degli assegni superiore a sei volte il minimo. 
Il testo originario prevedeva la rivalutazione piena dei trattamenti pensionistici fino a tre volte il minimo (per il 2013 pari a 1.443 euro); limitata al 90% per gli assegni di importo superiore a tre volte ma inferiore o pari a quattro volte; pari al 75% per gli importi superiori a quattro volte ma inferiori o pari a cinque volte il minimo e pari al 50% per le pensioni di importo superiore a 2.405 euro.
“Ora la rivalutazione del 100% sale di un gradino e vale, per il prossimo triennio, anche per gli assegni superiori al minimo fino a quattro volte. 
“L’emendamento corregge anche le soglie per il contributo di solidarietà sulle pensioni di importo elevato, prelievo che per altro non garantirà più uno sconto fiscale. Il prelievo del 5% scatterà sulla parte di assegno previdenziale superiore a 14 volte il minimo (6.734 euro lordi mensili, circa 90-91mila euro lordi annui) e fino a 20 volte il minimo (9.620 euro al mese), salirà al 10% per la parte di assegno che eccede tra le venti e le trenta volte il minimo Inps (da 9.620 a 13.949 euro), e arriva al 15% per la parte di pensione che eccede quest’ultima soglia, vale a dire oltre i 14.430 euro lordi mensili.
“Guardando alla classi d’importo delle pensioni pagate lo scorso anno la platea delle pensioni alte toccate dal contributo di solidarietà sale di molto rispetto allo schema che aveva presentato il Governo. Quest’ultimo prevedeva il prelievo del 5% sopra i 150 mila euro lordi annuo, 10% sopra i 200mila euro e 15% per le fasce oltre i 250mila euro. Ora l’asticella scende attorno a quota 90mila euro lordi annui, il che significa che si passa da una platea di 3.675 pensioni vigenti (dati Inps 2012) a 37.703, vale a dire 34.028 assegni in più sui quali si eserciterà il piccolo prelievo di solidarietà da destinare alle gestioni previdenziali obbligatorie. Per memoria vale ricordare che l’anno scorso le pensioni fino a tre volte il minimo Inps erano 19,3 milioni, su un totale di 23,4 milioni di assegni”.
Nella loro cronaca, Davide Colombo e Marco Mobili riferiscono anche che
“tra le novità approvate quella più rilevante, dunque, è la riscrittura della curva Irpef con l’aumento delle detrazioni fino a 35mila euro di reddito. La riduzione della platea, inizialmente fissata dal Governo a 55mila euro di reddito, come ha spiegato la senatrice Ghedini, premia con aumenti fino a 225 euro all’anno le fasce di reddito tra 15mila e 18mila euro. Un mini-taglio al cuneo anche nel commercio: si prevede la riduzione dal 2,44 al 2,40% dell’aliquota sui contributi dovuti dai datori di lavoro per le indennità di malattia. C’è poi il ritocco sulle indicizzazioni delle pensioni e il contributo di solidarietà”.