Pensioni, governo fa dietrofront: troppe spese per prof e statali

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Agosto 2014 11:18 | Ultimo aggiornamento: 4 Agosto 2014 14:20
Pensioni d'ufficio, via tetto 68 anni per prof e medici. Scuola: addio quota 96

Matteo Renzi e Marianna Madia

ROMA – Cambiano i limiti d’età per le pensioni d’ufficio di professori universitari e medici, con il tetto dei 68 anni eliminato. Via anche la “quota 96″, che sbloccava 4 mila pensionamenti nella scuola. Il governo ha così rinunciato alle ultime eccezioni pensate alla riforma Fornero. Vantaggi che saltano perché mancano i soldi per finanziarli.

Marianna Madia, ministro della Pubblica amministrazione, la mattina del 4 agosto ha annunciato i 4 emendamenti soppressivi e ottenuto il sì della commissione Affari costituzionali del Senato. Resta quindi da votare uno solo degli emendamenti dell’esecutivo, quello che sopprime i benefici per le vittime del terrorismo.

Il governo è così costretto a seguire i “consigli” di Carlo Cottarelli, commissario alla spending review, che lamentava l’impossibilità di tagliare le tasse (fine ultimo originario dei tagli alla spesa) se la politica continua a richiedere di dirottare risorse altrove.

Il primo emendamento dunque elimina il tetto dei 68 anni solo per professori e medici, mentre restano le soglie previste per il resto dei dipendenti pubblici (62 anni e 65 per i medici). Il secondo emendamento, quello sulla quota 96, era stato pensato con lo scopo di svecchiare i dipendenti pubblici. L’obiettivo era un maxi-pensionamento anticipato degli statali di 62 anni che si sarebbe tradotto in un aumento delle spese per le casse dello Stato.

La norma del decreto Madia avrebbe salvato 4.000 insegnati, rimasti “incagliati” nel 2012, ai quali sarebbe stata data la possibilità di andare da quest’anno in pensione con le vecchie regole pre-Fornero di “quota 96”. Il costo dell’operazione sarebbe stato di 396 milioni di euro tra il 2014 e il 2018. Un altro degli emendamenti a firma dell’esecutivo riguarda i benefici previsti con riferimento alle vittime di atti di terrorismo che saltano.

A fare il punto della situazione è lo stesso ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, che uscendo dalla Commissione spiega come ora “l’obiettivo” sia “convertire” il decreto legge “il più presto possibile”. A chi gli domandava se si ricorrerà alla fiducia, il ministro ha risposto come ciò sia già avvenuto “anche alla Camera”. Quindi, visti i tempi, l’opzione sarebbe altamente probabile.