Pensioni. Giorgia Meloni: presidente Corte costituzionale sempre il più anziano

Pubblicato il 16 Ottobre 2013 11:39 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2013 11:39
Pensioni. Giorgia Meloni: presidente Corte costituzionale sempre il più anziano

Giorgia Meloni: alla Corte costituzionale fanno presidente il più anziano per fargli scattare la pensione

ROMA – Pensioni d’oro alla Corte costituzionale. A Giorgia Meloni non va giù la prassi, non bellissima ma nella tradizione della grande burocrazia italiana, che porta alla presidenza il più anziano. È in realtà anche un modo, in una Italia che sembra sempre un condominio, per evitare una ricorrente ragione di rissa.

Ma di questo Giorgia Meloni non tiene conto e ha scritto a Giorgio Napolitano per chiedere una sua “valutazione” sul meccanismo che porta alla presidenza della Consulta il componente “più anziano”, con effetti sulle “pensioni d’oro”.

Nella lettera Giorgia Meloni, che è presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, sostiene che

“in molti casi la Presidenza è assunta per pochissimi mesi”, soper praggiunti limiti d’età, e questo “determina, a favore del Presidente cessato, il beneficio di ottenere un trattamento pensionistico ed una indennità maggiorate rispetto al diritto acquisito sino all’assunzione della carica presidenziale”.

Aggiunge Giorgia Meloni:

“Pur comprendendo che tale comportamento rientra nelle potestà dell’Organo e nei profili di legittimità, ci chiediamo e Le chiediamo, Illustre Presidente, se tutto questo non risulti essere una ‘elusione’ di quanto stabilito dai Costituenti, finalizzata non al miglior funzionamento della Corte, ma all’ottenimento di un vantaggio personale da parte dei suoi membri”.

“La circostanza appare stridere con la giusta ma dolorosa riforma pensionistica che impone alle giovani generazioni il diritto al vitalizio commisurato e limitato all’entità dei contributi effettivamente versati, ma diviene addirittura odiosa, ove si rammenti che la stessa Corte Costituzionale ha recentemente ritenuto, con sentenza 116/2013, di bocciare il contributo di solidarietà sulle ‘pensioni d’oro’ e sancito che le stesse sono di fatto intoccabili anche per il futuro. Comprese quelle scaturite grazie alla ‘rotazione’ della Presidenza adottata dalla Corte stessa”.

“Alla luce di quanto esposto, ed in considerazione della Sua affermata e riconosciuta sensibilità, Le chiediamo, Signor Presidente, di voler esercitare il Suo alto ruolo di indirizzo verso i membri della Consulta perché cessi definitivamente una consuetudine che non si addice al prestigio della Corte Costituzionale”.